Mostrando a ciaschedun faccia serena;

E se in un giorno havesse mille amanti,

Tutti li beffa con dolci sembianti.

(I, XXIX, 45).

Angelica in fondo al cuore non è malvagia: Origille invece è tutta impastata di perfidia, a segno tale da trastullarsi anche colla vita de' suoi disgraziati adoratori.

Possiamo dir buona Tisbina. Amata da due, non frascheggia: riama Iroldo e sente compassione di Prasildo. Che disperazione è la sua quando una promessa a cui Iroldo stesso imprudentemente l'ha spinta, la mette nella necessità di concedere a Prasildo sè medesima! Iroldo vuol morire, ed essa morrà con lui. E i due inghiottono diffatti insieme una bevanda, che credono veleno. Ma veleno non è; e la conclusione della storia viene ad essere, che, dopo una gara mirabile di generosità, Tisbina, mentre è immersa nel sonno per effetto di ciò che ha bevuto, rimane a Prasildo. Che farà essa mai al risentirsi, quando le sarà detto che il suo Iroldo se n'è andato lontano per sempre? È piena di dolore e tramortisce; ma poi, considerando che non c'è rimedio, prende “altro partito„:

Ciascuna dama è molle e tenerina

Così del corpo come della mente,

E simigliante della fresca brina,

Che non aspetta il caldo al sol lucente;