Chi non te vede, ei non ti pregia. Vecchio mantovano! vecchio mantovano! Chi non ti intende non ti ama!
Nella Selvatica ammansata poi, oltre alle tante parole italiane che vi ricorrono e perfino un po' di dialogo (“Con tutto il core ben trovato„, dice un amico all'altro; o questi: “Alla nostra casa bene venuto, molto amato signor mio Petronio„), ed oltre pure un certo Pedagogo che della nostra maschera non ha che la pusillanimità e l'improntitudine, c'è una scena a cui della Commedia dell'arte non manca neppure il nome d'uno dei suoi più caratteristici tipi. Un giovane s'è gabellato maestro di grammatica per dichiarare il suo amore alla giovinetta amata. È presente un vecchio galante, cotto anch'esso.
Bianca. Dove eravamo?
Lucenzio. Qui, signorina:
Hic ibat Simois; hic est Sigeia tellus,
Hic steterat Priami regia celsa senis.
Bianca. Vogliate spiegarlo.
Lucenzio. Hic ibat, come prima v'ho detto — Simois, io sono Lucenzio — hic est, figlio di ser Vincenzo di Pisa — Sigeia tellus, così travestito per ottenere l'amor vostro — Hic steterat, e quel Lucenzio che venne a corteggiarvi — Priami, è il mio valletto Tranio — regia, che ha pigliato il mio luogo — celsa senis, per ingannar meglio il vecchio Pantalone....
Bianca. Ora vediamo se riesco a tradurre: Hic ibat Simois, io non vi conosco — hic est Sigeia tellus, non mi fido di voi — Hic steterat Priami, badate ch'egli non ci senta — regia, non presumete di troppo — celsa senis, non disperate.
E pur nelle Donne allegre di Windsor, quel medico francese che lardella il suo discorso di frasi e parole della sua lingua, e quel parroco che cinguetta l'inglese da buon gallese, e quello scioccherello che parla sempre in punta di forchetta, han tutti i loro prototipi nella commedia nostra improvvisata.