Essa, come fatto politico, piglia le prime mosse dall'accordo stabilitosi nel convegno di Bologna fra Clemente VII e Carlo V, ove si conferma non solo la servitù dell'Italia, ma s'offre alla Roma dei Papi la possibilità di rifarsi, dopo che la Rivoluzione Protestante avea già staccato dalla sua dominazione spirituale tanta parte d'Europa ed il suo principato temporale s'era per un momento, nel 1527, ridotto agli spaldi di Castel Sant'Angelo, donde il Papa potè vedere messa a ferro ed a fuoco la sua città.

Deserta, spopolata, con pochi erranti a guisa di ombre fra muraglie crollanti e affumicate dagli incendi, Roma, a questo punto della sua storia, pare veramente la gran tomba del Rinascimento. Eppure è da questa tomba che la Roma dei Papi risorge a contrastare trionfalmente, e per secoli, ai suoi nemici il dominio spirituale del mondo!!

Il fatto è grande, signore, e sa di prodigio!

Consideriamolo nondimeno obbiettivamente; consideriamolo nella sua realtà e possibilmente senza passione e senza indifferenza.

Il troppo zelo o il non sentire affatto la potenza degli ideali religiosi e delle loro manifestazioni nella storia stroppiano egualmente in questi casi. Bisogna mirare, se non altro, ad un modello più alto e più sereno di storica imparzialità; e tra i moderni ce lo porge il Ranke, lo storico filosofo della Reazione Cattolica, se anche non vogliamo lasciarci andare agli entusiasmi dello storico artista, il Macaulay, che, Protestante al pari del Ranke, ma nondimeno rapito appunto dallo spettacolo di quella strapotente riscossa Cattolica, depone il suo orgoglio d'Inglese ai piedi di Roma e profetizza che Roma perdurerà sempre giovine e vigorosa, anche quando un pellegrino della Nuova Zelanda, sedendo su un arco rotto del ponte di Londra, in mezzo ad una solitudine desolata, disegnerà sul suo albo di viaggio i ruderi della chiesa di San Paolo.

In settant'anni e non più, quanti passano dal convegno di Bologna alla fine del secolo XVI, la Reazione Cattolica è compiuta; i suoi effetti religiosi, morali, politici sono già manifesti, e se potessi indugiarmi tra via, varrebbe la pena di farvi vedere appunto accozzati dal caso al convegno di Bologna, che fu delle maggiori e più caratteristiche solennità del Cinquecento, i superstiti dell'età del Rinascimento cogli uomini destinati ad inaugurare la Reazione Cattolica.

Vi vedreste, per dir solo d'alcuni, il successore di Clemente VII, Alessandro Farnese, che dovrà, suo malgrado, aprire il Concilio di Trento, il Cardinal Gonzaga e Monsignor Giberti, ai quali spetterà in quel Concilio una parte importantissima, Gaspare Contarini, il generoso utopista della Conciliazione fra Cattolici e Protestanti, e insieme, Pietro Bembo, il maggiore rappresentante dei fervori letterari e dell'indifferenza religiosa del Rinascimento, e con altre gran dame italiane del tempo la principale di tutte, Isabella Gonzaga, che rappresenta il passato in quello che ebbe di più squisitamente artistico e gentile, mentre le damigelle della sua corte lo rappresentano in quello che ebbe di più spensieratamente giocondo, perchè quelle care ragazze s'abbandonano in quella occasione a tale intemperanza d'amori cosmopoliti da contarsi per le vie di Bologna fino a diciotto morti fra gli intraprendenti gentiluomini, che si disputano a colpi di spada i loro favori.

Ma non andrà molto, ripeto, e la Reazione Cattolica avrà trionfato, sicchè essa è già in tutta la sua forza, quando il Cinquecento è in sul finire e s'apre il Seicento, l'età, vale a dire, che è il colmo e l'espressione più legittima e più genuina così della piena servitù dell'Italia sotto la Spagna, come della rinnovata energia Cattolica, la quale ferma di colpo i progressi, rapidissimi in sulle prime, del Protestantismo e riconquista tanta parte del terreno o minacciato o perduto.

L'uno e l'altro di questi due aspetti del grande fatto storico, che stiamo esaminando, svegliano in noi, come uomini e come Italiani, tale tumulto di pensieri e di sentimenti, tal cumulo di dolorose memorie, tale impulso spontaneo anche di postume ribellioni; che comprimere tutto ciò in fondo all'anima per narrare e giudicare con la maggior possibile serenità non è facile. Tanto è vero, che a scrittori Italiani non è riuscito quasi mai, e fra gli stranieri, per citar qualche esempio recente, il Philippson, Tedesco, che espressamente se lo propone, scatta ad ogni momento, ed il Symonds, Inglese, se per altezza e sincerità di mente mette in piena luce tutta la vastità dell'argomento, non può trattenersi però, invertendo le parti, dallo scomunicare in nome del Rinascimento, di cui è innamorato, la Reazione Cattolica, ch'egli detesta.

Eppure si rischia così di fraintenderla o d'intenderla a mezzo!