Ahi sorte rea, ahi sfortunato caso!

Soltanto il Berni e il Guidiccioni piansero Roma degnamente. Il Berni, che anche nella satira politica è miglior poeta che nelle buffonerie, sia che vituperi papa Adriano VI con tanta veemenza, sia che derida papa Clemente VII con tanta malizia, rammentò nel rifacimento dell' Orlando come “allo spagnolo, al tedesco furore, a quel d'Italia in preda Iddio la dette„; il Guidiccioni ne meditò con gravità accorata le vicende dal sommo imperio d'un tempo all'estremo della presente miseria:

Questa, che tanti secoli già stese

Sì lungi il braccio del felice impero,

Donna delle province, e di quel vero

Valor, che 'n cima d'alta gloria ascese,

Giace vil serva...............

Gli altri tutti riuscirono troppo inferiori all'impresa; e, certo, non cercheremo poesia, ma soltanto un gioco, che non ha il merito dell'arguzia e neppure quello della novità, nel Credo composto allora, intercalando le frasi del Credo latino, in terzine d'endecasillabi, a mo' di serventese. Dal Medio Evo in poi, le orazioni del popolo nostro furono cucinate a quel modo in tutte le salse; e il Pater noster, da che i Francesi calarono in Italia sulla fine del Quattrocento, a quando i Milanesi cacciarono nel 1848 gli Austriaci, seguì in sì fatte parafrasi tutti i nostri dolori:

Vègnino a casa nostra

Cum gran manaze