In Francia (per non ricordare ora il Clement, uccisore di Enrico III, nè la fallita Congiura d'Amboise), nel 1602, il Maresciallo Biron, già così benemerito d'Enrico IV, intrigava cogli stranieri contro il suo Re glorioso, macchinava la spartizione della Francia in Governi, con un Re elettivo, e dipendente da una specie di Dieta; e, ciò nonostante, il parricida avrebbe trovato grazia appo Enrico, solo che si fosse indotto, come n'era sollecitato, a chiederla. Ben più frequenti è naturale che si tramassero le congiure contro al Richelieu. Nel 1626, il Talleyrand di Chalais veniva decapitato; strangolato o avvelenato a Vincennes J. B. d'Ornano, nipote della celebre Vanina, creatura del duca d'Orleans. Nella congiura del 1632 il Motmorency, vilmente abbandonato dallo stesso Duca suo inspiratore, sarebbe stato graziato da Luigi XIII, se altri, in mal punto, non avesse additato al Re, in una Bibbia rimasta aperta sopra un leggío, lo scempio di Achad, Re degli Amaleciti. Nel 1642 il solito Gastone d'Orleans, furente per Maria Gonzaga negatagli in moglie, abbandonava alle vendette del Cardinale e al carnefice il Cinq-Mars, il De Thou, e determinava in Spagna la caduta dell'Olivarez, partecipe della brutta macchinazione.

Maggiori conseguenze, sebbene non sortisse il suo pieno effetto, ebbe sullo spirito pubblico inglese, e sulla condizione de' Cattolici nei Regni Cambrici, la Congiura delle polveri (1604); tuttochè Giacomo I, de' Cattolici odiator grande, dichiarasse egli medesimo in Parlamento non potersi a una intiera Confessione religiosa apporre la insensata efferatezza di pochi.

Anco in Olanda, lo Stautembourg, per vendicare il padre suo Barneveldt, cospirava contro Maurizio di Orange; che, sfuggito al colpo, non potendo Guglielmo, il reo, già postosi in salvo, mandava al supplizio l'innocente fratello di lui.

Tutti questi furono tentativi andati a vuoto, e ricaduti sulla testa de' colpevoli autori; ma a vuoto non andò il colpo che in Delft, presenti la moglie e la sorella, spengeva, per mano di Balthazar Gèrard, con tre palle di pistola, Guglielmo d'Orange (1584); il quale, scampato già, quantunque ferito sconciamente, all'attentato dello spagnuolo Javregny; sottrattosi, col duca d'Anjou, a quello del Salcède (che veniva squartato poi in piazza di Grève a Parigi), spirava, pregando Dio “che avesse misericordia dell'anima sua, e del suo povero popolo„. A vuoto non andarono i replicati colpi del Ravaillac, pei quali potè la Francia temere le si apparecchiassero giorni peggiori di quelli conseguiti immediatamente alla catastrofe di Enrico II.

E a queste tragiche morti di sovrani, quante altre si alternano d'uomini cospicui; talune macchinate da' Re, e da' pubblici Poteri fatti assassini, come quella del Duca Enrico e del Cardinale di Guisa, di cui Enrico III non s'era vergognato di proporre la esecuzione al valoroso Crillon ( le brave Crillon ), che gli aveva profferto, invece, di sfidare il Guisa a duello; l'assassinio del Concini, sagace precursore del Richelieu nel combattere l'alleanza della Feudalità e del Calvinismo cospiranti contro la potestà Regia, al quale l'oscitante Luigi XIII fu spinto dall'avido orgoglioso Luynes; quello del Sampiero da Bastelica, lo strangolatore dell'amatissima bellissima Vannina d'Ornano, voluto dal Governo genovese, sperante invano così la pacificazione della Corsica; e celebre sopra le altre, tipica, nel fiero genere suo, la morte del Wallenstein, ordinata da Ferdinando II, che affrettavasi, peraltro, a far celebrare per la requie del turbolento suo generale ben tremila Messe.

Altri eccidî sono compiuti da privati, sotto l'impero quasi sempre del fanatismo religioso, caratteristico di quella età: come quello del Condè prigioniero, perpetrato a freddo, dopo la battaglia di Saint-Denis, dal capitano Montesquiou (1569); del Duca Francesco di Guisa, al quale il Poltrot du Merè si dispose, durante l'assedio di Orléans, con sì lunga e raffinata simulazione (1563); del Buckingham, in cui il puritano Felton s'imaginava di spengere poco meno che l'Anticristo.

Nè mancava al pugnale omicida il plauso delle Muse, e la severa approvazione de' Maestri in Israello. La storia del Genere umano ha da registrare, tra le altre miserie, i versi latini, con cui da dotti Protestanti fu cantato il Poltrot du Merè; le lodi officiali della Sorbona per Bathazar Gérard; l'elogio che Famiano Strada, non volgar narratore delle guerre fiamminghe, tesse, nel suo bel latino, del Javregny; le apologie che il Boucher scrisse, prima, del Clement, poi dello Chatel, provatosi fin dal 1594 ad assassinare Enrico IV.

VI.

E quando, a far giustizia, Repubbliche e Re non sdegnavano armare e stipendiare mani assassine, non fa meraviglia che la scure della Giustizia divenisse per contro lo strumento di private vendette, la pubblica ed ufficiale esecutrice di misfatti. Caterina de' Medici aspettò sino al 1574, ma riuscì pure finalmente, còltolo fra i Protestanti, a far decapitare sulla piazza di Grève il Montgomery, involontario uccisore di Enrico II. Giacomo I, odiator di Cattolici in Inghilterra, mendicante fuori l'alleanza e la parentela della cattolica Spagna, immolava agli sdegni spagnuoli lo importatore della patata, il colonizzatore della Virginia, arricchita da lui col tabacco; e la testa dell'antico favorito di Elisabetta, sir Walter Raleigh, come già quella dell'Essex, cadeva per mano del carnefice. Maurizio d'Orange traeva pretesto dalla disputa fra Gomaristi e Arminiani per mandare al patibolo, come reo d'aver difeso nel campo teologico la libertà morale, quel glorioso Barneveldt, che nel campo politico difendeva la libertà civile dell'Olanda contro le ambizioni orangiste (1619). Per le cagioni stesse imprigionavasi quel grandissimo Grozio, che, fuggito mercè l'accorta pietà della moglie, rifiutava di tornare in patria alle indegne condizioni propostegli. E se tanto osavasi nella Olanda repubblicana, non farà meraviglia che il Richelieu ponesse segno alle sue meditate e non fallibili vendette il Marillac, preconizzato per breve ora, nella Journée des dupes, a succedergli nel Ministero, e ch'egli colse nel 1683, e commise a Giudici, de' quali lo stesso Richelieu beffardamente ammirò l'acume, quando ebbero saputo scuoprire le concussioni, sotto il cui carico mandarono a morte quel valentuomo. A un altro valentuomo, al Bassompierre, sagace nel penetrare i riposti disegni del Ministro, costava la Bastiglia l'aver detto: Vous verrez, que nous serons assez fous pour prendre la Rochelle. Chiuderemo la serie col ricordare, notabilissimo fra gli altri, pel mistero che lo avvolse, per la mancanza d'ogni legale parvenza, per lo spietato modo in cui fu perpetrato, l'assassinio, che del Monaldeschi ordinò, nemmeno più Regina ormai, la mal lodata Cristina di Svezia.

Neanche gli orrori del parricidio fanno difetto alla lugubre età. Filippo II consegnava ai carnefici il vanitoso inetto Don Carlo, da cui temeva fosse un giorno sovvertita l'opera propria; e col convincimento d'aver fatto la pura necessaria giustizia, fra gl'incensi d'una devozione obbrobriosa, alloppiava i rimorsi. Ivan IV, in un impeto cieco, colla mazza ferrata che, barbarico scettro!, sempre aveva in pugno, spegneva il figlio prediletto, suo auspicato continuatore; e di questa, almeno, tra le sue efferatezze provò disperato ribrezzo.