Ch'al suon di detti sì pietosi e casti
Poco mancò ch'io non rimasi in cielo.
Dovrò io richiamare alla vostra memoria la canzone:
Chiare, fresche e dolci acque?
Per qual miracolo, dice a ragione il De Sanctis, la parola, mentre esprime dolore, ti rivela tanta grazia; mentre esprime contento, ti rivela tanta malinconia? È una fusione di tinte, che ti dà la vita nella sua pienezza, nel suo misto di luce e d'ombra.
L'originalità del Petrarca, ha scritto il Quinet, consiste nell'aver sentito per il primo che ogni momento della nostra esistenza può contenere un poema, che non v'è un'ora della vita che non possa racchiudere un'immortalità. E codesta ora, codesto momento il Petrarca li ha cantati colla parola più dolce che fosse mai sgorgata da labbro umano; egli ha convertito in arte ogni lacrima, ogni gioia, ogni desiderio, ogni anelito del suo cuore ammalato, ed ha con ciò aperta la via alla grande lirica di tutti i popoli d'Europa.
IL BOCCACCIO
DI ADOLFO BARTOLI
Il sabato santo del 1334 una giovane e bella donna, d'alto lignaggio, pregava nella chiesa di San Lorenzo a Napoli; e vicino, tutto rapito nella contemplazione di lei, stava un uomo, dal volto gentile ed arguto, i cui occhi scintillanti pareva volessero a forza attrarre a sè quelli della genuflessa. Ed essa infatti o quel giorno stesso o i successivi vide quegli occhi che chiedevano amore, li vide e sentì penetrarsene nel cuore una fiamma, che per lungo tempo non doveva più spengersi.
Era dessa la figlia del conte d'Aquino e di Sibilla di Sabran, una bellissima provenzale, su cui sembra si fosse posato lo sguardo del re Roberto, che ne fece la sua favorita e ne ebbe Maria; e lui, il quadrilustre giovane, Giovanni Boccacci, il figliuolo d'un mercante di Certaldo, mandato a Napoli dal padre, perchè attendesse alla pratica della mercatura, ma che invece fino da quegli anni sognava di amore e di poesia, visitava con entusiasmo la tomba di Virgilio, s'estasiava agli incanti della natura, si sentiva rapire verso ignote speranze, verso luminosi ideali.