Essa, la regina, non fa che deboli sforzi per salvare dalle torture e dai supplizi i complici suoi. Forse il loro eccidio è salvezza per lei. E, mentre la sua dama d'onore muore di strazio sotto i tratti di corda, la regina Giovanna passa a seconde nozze col capo dei cospiratori, Luigi di Taranto, seppellendo sotto la brama delle nuove carezze l'ingrato rimorso delle carezze antiche.

Così Maria Stuarda offrirà pubblicamente gli attestati della sua simpatia all'assassino di suo marito, e aspetterà a stento la fine del processo per farsi rapire e sposare da lui.

Nè mancheranno ai nuovi sponsali della regina di Napoli, come non mancarono a quelli della regina di Scozia, le indulgenze pontificali. Le prepara abilmente la cessione che fa Giovanna al papa Clemente VI del suo dominio di Avignone. E la sentenza definitiva nel gran processo di Napoli constata che se la regina ha avuto parte nell'uccisione di Andrea, fu perchè non ha potuto resistere all'influenza predominante esercitata da una fattucchiera.

Si vede che l'argomento della “forza irresistibile„ non è stato inventato dagli avvocati odierni.

La regina Giovanna sopravvisse anche al secondo marito; sopravvisse al terzo che fu Giacomo d'Aragona. Sarebbe forse sopravvissuta anche al quarto, Ottone di Brunswich, se nelle guerre provocate dalla sua volubilità non fosse caduta nelle mani di un altro cugino, Carlo di Durazzo, che la fece strozzare da' suoi baroni, com'ella aveva fatto strozzare Andrea d'Ungheria, con un cordone di seta e d'oro.

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A questa bufera, che travolge popoli e principi, città e regni, individui e famiglie, mescolando tutti in una sola e vasta nebulosa di sangue, due sole contrade italiane riescono quasi interamente a sottrarsi: Venezia e gli Stati del conte di Savoia.

Quali ragioni abbiano principalmente determinato l'indirizzo eccezionale preso da questi due regimi politici, sarebbe lungo esporre, ma non è difficile indovinare.

Così a Venezia come al piede delle valli savoiarde, la benedizione d'un governo stabile s'era potuta creare.

Nulla v'era di comune nello spirito politico dei due governi, ma ad entrambi era riuscito di evitare il periodo delle fazioni, allargando le influenze politiche, e traendo da una maggiore preoccupazione degli interessi popolari una saldezza di base che gli altri governi italiani non conoscevano.