Ma voglio ricordare, in grazia d'una canzone del Petrarca, i casi di Parma, la quale era passata da Giberto da Coreggio ai Rossi e da questi, per accordi intervenuti, agli Scaligeri, nel 1335. Sei anni appresso, Azzo da Coreggio, che già era stato avvocato dei nuovi signori, in corte pontificia, patteggiò coi Visconti e coi Gonzaga che se l'aiutavano a cacciare costoro dalla sua patria egli ne terrebbe la signoria per cinque anni e poi la consegnerebbe a Luchino Visconti. La sollevazione promossa da uno de' suoi fratelli e da lui soccorsa riuscì felicemente; ed il Petrarca, che entrò con Azzo medesimo, suo amicissimo, nella città liberata, celebrò il fatto in bellissimi versi
Libertà, dolce e desiato bene
Mal conosciuto a chi talor no 'l perde,
Quanto gradita al buon mondo esser dèi.
Da te la vita vien fiorita e verde:
Per te stato gioioso si mantene
Ch'ir mi fa somigliante agli alti dei....
. . . . . . . . . . . . . . .
E poi, con un giuoco di parole o con allusioni conformi al costume letterario del tempo, così continua:
Cor regio fu, sì come sona il nome