Sonsene andati, e sol Morte m'aspetta.
Ormai non spera più che nella Consolatrix Afflictorum: vuol amare lei sola — dimenticare il vano e colpevole amore per Laura:
Vergine, tu di sante
Lacrime pie adempi il mio cuor lasso.
Che almen l'ultimo pianto sia devoto;
Senza terrestre limo,
Come fu il primo, non d'insania vuoto.
Paragonate queste parole a quelle di Dante per Beatrice. Che abisso di differenza!
La Canzone alla Vergine è inno ed elegia, confessione e preghiera ad un tempo. Vi è come un ritmico singhiozzo nelle rime a metà di verso — vi è come un desolato e supremo appello nell'insistente invocazione — “ Vergine! „ — a ogni principio di strofa. E finalmente vi è un presentimento di riposo e di pace ineffabile nei versi finali: “Raccomandami al tuo Figliol verace — Uomo e verace Dio — Che accolga il mio spirto ultimo in pace.„
Ripeto: tutto il Medio Evo nei suoi secolari dolori cerca e trova rifugio nel Sacro Ideale Femminino, nella Consolatrice. Ed è lei che risolve il gran problema del dramma medievale del Faust.