MILANO
Uffici della CRITICA SOCIALE
Portici Galleria V. E., 23
1901
Dedico questa seconda edizione della versione dell'Engels alla dolorosa memoria del mio diletto primogenito Salvatore, che, il 6 settembre 1900, mentre stava sotto le armi al campo di manovre di Sparanise, si toglieva la vita, vinto dall'angoscia di una contrastata passione d'amore. Animo delicatissimo, ardente, inebbriato di un ideale cui sbarravano il varco le spietate esigenze di una società che «non lascia fra uomo e uomo altro legame che il nudo interesse e l'arido pagamento a pronti»[1], egli trafiggeva, inconscio, di ferita insanabile, con una medesima arme, il cuore paterno e della povera madre, insieme col proprio; quasi documentando, col generoso sangue ribelle, il tragico vero che emana da questo libro: — amore, sogni di giovinezza, ogni più nobile anelito umano, tutto la ferrea necessità economica vince ed opprime. — Così affrettino i fati l'avvento di una società migliore, più benigna agli affetti e alle speranze dei figli, meno avara di conforti alle cupe desolazioni dei dannati a sopravvivere, dei genitori orbati, curvi ai sepolcri!
Pasquale Martignetti.
Benevento, dicembre 1900.
Introduzione critica alla seconda edizione italiana[2]
L'editore della presente traduzione d'uno fra i più notevoli lavori di Federico Engels, l'amico Turati, mi chiede ch'io l'accompagni con una prefazione. Accetto di buon grado l'invito, pur non dissimulandomi il grave cómpito ch'esso m'addossa.
Ciò che il libro offre è detto dal titolo, e il nome dell'autore sta a guarentigia che l'argomento è trattato da mano maestra. I pregi di Engels come scrittore sono così universalmente riconosciuti, che è inutile qui noverarli. Anzichè assicurare il lettore ch'egli ha dinanzi il lavoro d'un uomo, il cui sapere era altrettanto vasto quanto era profondo il giudizio e limpido e semplice lo stile, tornerà opportuno esaminare in quale senso questo mirabile studio potrebbe oggi, per avventura, completarsi.