Noi vediamo quindi nella costituzione greca dei tempi eroici l'antica organizzazione gentile ancora in vigore, ma già al principio del tramonto: diritto paterno con devoluzione della fortuna ai figli, con che è favorita l'accumulazione della ricchezza nella famiglia e la famiglia diviene una potenza di fronte alla gente; reazione delle differenze di ricchezza sulla costituzione, col formare il primo germe di una nobiltà e di una monarchia ereditarie; schiavitù, da principio dei soli prigionieri di guerra, ma che apre già la prospettiva alla riduzione in ischiavitù dei compagni di tribù e perfino dei compagni gentili; l'antica guerra da tribù a tribù, che già degenera in rapina sistematica per terra e per mare, allo scopo di conquistare bestiame, schiavi, tesori, e diventa una fonte normale di guadagno; in breve, la ricchezza apprezzata e stimata come il bene supremo, e violati gli antichi ordinamenti gentili, per giustificare i violenti bottini. Non mancava più che una cosa: una istituzione, che non solo assicurasse le ricchezze individuali di recente acquistate contro le tradizioni comunistiche dell'ordinamento gentile, che non solo consacrasse la proprietà privata sì poco apprezzata nel passato, e di questa consacrazione facesse lo scopo supremo di ogni umana società; ma che improntasse eziandio le nuove forme d'acquisto della proprietà, sviluppantisi l'una dopo l'altra, cioè il sempre accelerato incremento della ricchezza, col suggello del generale riconoscimento sociale; una istituzione, che non solo perpetuasse la nascente divisione della società in classi, ma anche il diritto della classe possidente allo sfruttamento dei non possidenti, e il dominio di quella su questi.
E questa istituzione venne. Si inventò lo Stato.
V. Genesi dello Stato ateniese.
In nessun luogo, meglio che nell'antica Atene, ci è dato seguire almeno le prime traccie dello svilupparsi dello Stato, che avvenne dopochè gli organi della costituzione gentile, in parte trasformati, in parte soppiantati dall'intrusione di organi nuovi, finirono per cedere il posto a vere magistrature di Stato, e il «popolo in armi» che, nelle sue genti, fratrie, tribù, difendeva sè stesso, fu sostituito dalla «forza pubblica» armata, che obbediva a quelle magistrature e poteva così essere rivolta anche contro il popolo. I cangiamenti di forma sono, nei punti essenziali, esposti da Morgan; io devo aggiungere in gran parte il contenuto economico che li produce.
Ai tempi eroici le quattro tribù ateniesi dimoravano ancora, nell'Attica, su territorii distinti; pare che anche le dodici fratrie, che le componevano, avessero avuto sedi separate nelle dodici città di Cecrope. La costituzione era quella dei tempi eroici: Assemblea pubblica, Consiglio del popolo, basileus. Fin dove risale la storia scritta, il terreno era già diviso e passato in proprietà privata, conforme alla produzione mercantile già relativamente sviluppata sullo scorcio dello stadio superiore della Barbarie, e al commercio che le corrisponde. Oltre al grano si produsse il vino e l'olio; il commercio sull'Egèo venne semprepiù sottratto ai Fenici e cadde in gran parte in mani attiche. Colla compra e colla vendita della proprietà fondiaria, colla crescente divisione del lavoro fra l'agricoltura e il mestiere, fra il commercio e la navigazione, i membri delle genti, delle fratrie e delle tribù dovettero bentosto confondersi; nei distretti della fratria e della tribù vennero abitatori, che, sebbene dello stesso popolo, tuttavia non appartenevano a quelle corporazioni, ed erano così stranieri nella loro propria residenza. Perciocchè ogni fratria ed ogni tribù amministrava essa stessa in tempo di pace i suoi proprii affari, senza ricorrere al Consiglio popolare o al basileus di Atene. Ma chi abitava nel territorio della fratria e della tribù senza appartenervi, non poteva, naturalmente, prender parte alcuna a quest'amministrazione.
Il regolare andamento della costituzione gentile ne ebbe tale dissesto, che già ai tempi eroici si dovette porvi riparo. Si introdusse la costituzione attribuita a Teseo. Il cangiamento consistette specialmente nell'istituire un'amministrazione centrale in Atene, per cui una parte degli affari, fin allora indipendentemente amministrati dalle tribù, vennero dichiarati affari comuni e passarono al Consiglio generale sedente in Atene. Con ciò gli Ateniesi fecero un passo più lungo, che mai qualsiasi popolo indigeno in America: alla semplice federazione di tribù finitime subentrò la loro fusione in un unico popolo. Con ciò nacque un diritto popolare comune ateniese, che stava al disopra dei diritti consuetudinarii delle tribù e delle genti; il cittadino ateniese ebbe, come tale, determinati diritti e nuova protezione giuridica, anche sul territorio dov'era estraneo alla tribù. Ma era questo anche il primo passo allo sfacelo della costituzione gentile; perchè era l'adito aperto all'ammissione di cittadini estranei a tutte le tribù dell'Attica, e che pertanto erano e rimasero affatto fuori della costituzione gentile ateniese. Una seconda istituzione attribuita a Teseo fu la divisione di tutto il popolo, senza riguardo a gente, a fratria o tribù, in tre classi: eupatridi o nobili, geomori o agricoltori, e demiurghi o artigiani, e l'attribuzione ai nobili dell'esclusivo diritto ai pubblici uffici. All'infuori di quest'ultimo privilegio, tale divisione restò senza effetti, non fondando fra le tre classi alcuna differenza di diritti. Ma essa è importante, perchè ci presenta i nuovi elementi sociali che silenziosamente si erano sviluppati. Essa mostra, che la consuetudine degli uffici gentili in certe famiglie era già divenuta per esse un titolo alle cariche poco contestato; che queste famiglie, già potenti per ricchezza, cominciavano a comporsi, fuori delle loro genti, in classe distinta privilegiata; e che lo Stato, che sorgeva appunto allora, consacrò queste usurpazioni. Essa mostra altresì che la divisione del lavoro tra agricoltori ed artigiani era già abbastanza forte per emulare, in importanza sociale, l'antica divisione per genti e per tribù. Essa proclama finalmente l'inconciliabile antitesi tra società gentile e Stato; il primo conato di formazione d'uno Stato consiste nello smembrare le genti, dividendole in privilegiati e posposti, e questi ultimi separando pure in due classi di lavoratori, l'una contrapposta all'altra.
La ulteriore storia politica di Atene sino a Solone non è che imperfettamente conosciuta. L'uffizio di basileus cadde in disuso; alla testa dello Stato si posero arconti, scelti fra la nobiltà. Il dominio dei nobili crebbe semprepiù, sino a che, verso il 600 dell'era nostra, divenne intollerabile. E i mezzi principali per sopprimere la libertà comune furono il danaro e l'usura. La principale sede della nobiltà era Atene co' suoi dintorni, dove il commercio marittimo, aiutato spesso dalla pirateria, l'arricchiva, e concentrava il denaro nelle sue mani. Da ciò la sorgente economia a denaro penetrò come un corrosivo nel costume tradizionale delle comunità rurali, fondate sulla primitiva economia in natura. La costituzione gentile è assolutamente incompatibile coll'economia a denaro; la rovina dei piccoli contadini dell'Attica coincise col rallentarsi dei vecchi legami gentili che, avvincendoli, li proteggevano. La dichiarazione di debito e il pignoramento (gli Ateniesi avevano già inventata anche l'ipoteca) non rispettavano nè la gente nè la fratria. E l'antica costituzione gentile non conosceva nè il denaro, nè i prestiti e i debiti in denaro. Onde il dominio finanziario della nobiltà, sempre più rigoglioso, elaborò anche un nuovo diritto consuetudinario per garantire il creditore contro il debitore e per consacrare lo sfruttamento fatto dal possessore di denaro sul contadino. Intere distese di terreno nell'Attica erano irte di colonne ipotecarie. sulle quali stava scritto che il fondo che le portava era impegnato a questo od a quello per tanto o tanto denaro. I campi, che non erano così designati, erano in gran parte già venduti per la avvenuta scadenza dell'ipoteca o degli interessi e passati in proprietà del nobile strozzino; il contadino poteva esser lieto, se gli veniva concesso di continuarvi a restare come fittaiuolo e di vivere di un sesto del prodotto del suo lavoro, pagando gli altri cinque sesti come fitto al nuovo signore. C'è di più. Se il ricavo della vendita del fondo non copriva il debito, o se questo era stato contratto senza ipoteca, il debitore doveva vendere schiavi i suoi figli all'estero per pagare il creditore. Il padre che vende i figli — ecco il primo frutto del diritto paterno e della monogamia! E se il vampiro non era ancor sazio, poteva vendere come schiavo lo stesso debitore. Fu questa la dolce aurora dell'epoca civile presso il popolo ateniese.
Nel passato, allorchè la condizione del popolo corrispondeva ancora alla costituzione gentile, un tale sconvolgimento non sarebbe stato possibile; e ora era avvenuto, non sapevasi come. Ritorniamo un istante ai nostri Irocchesi. Là sarebbe stata inconcepibile una situazione, quale agli Ateniesi si era imposta, per così dire, senza il loro concorso e certo contro il loro volere. Là i metodi di produzione delle sussistenze, rimanendo d'anno in anno supergiù invariati, non potevano generare nè siffatti conflitti, che apparivano come imposti dal di fuori, nè alcuna antitesi di ricchi e di poveri, di sfruttatori e di sfruttati. Gli Irocchesi erano ancora ben lontani dal dominare la natura, ma, nei limiti naturali loro imposti, essi dominavano la loro propria produzione. A parte il caso, di un cattivo raccolto dei loro orti, o l'esaurimento della provvista dei pesci dei loro laghi e fiumi e della selvaggina dei loro boschi, essi sapevano quanto potevano trarre dalla loro maniera di procurarsi le sussistenze. Potevano trarne un sostentamento più o meno abbondante o scarso; ma non mai sconvolgimenti sociali imprevisti, non mai la dissoluzione dei vincoli gentili, la scissione dei compagni della gente o della tribù in classi antagoniste e reciprocamente combattentisi. La produzione si muoveva nei più angusti limiti; ma i produttori dominavano il loro proprio prodotto. Era questo l'immenso vantaggio della produzione barbarica, che andò perduto coll'avvento della civiltà, e riconquistare il quale è il compito della prossima generazione, ma sulla base del potente dominio ormai raggiunto dagli uomini sulla natura, e della libera associazione che oggi è possibile.
Non così fra i Greci. La proprietà privata degli armenti e delle suppellettili di lusso condusse allo scambio tra gl'individui, alla trasformazione dei prodotti in merci. Questo il germe di tutta la trasformazione successiva. Tostochè i produttori non consumarono più essi stessi direttamente il loro prodotto, ma se lo lasciarono uscir di mano cogli scambî, essi cessarono di esserne i padroni. Essi non sapevano più ciò che ne accadeva, e sorgeva la possibilità che un giorno il prodotto venisse impiegato contro il produttore, per sfruttarlo ed opprimerlo. Perciò nessuna società, che non abolisca lo scambio tra gl'individui, può conservare a lungo il dominio sulla sua propria produzione e il controllo sugli effetti sociali del suo sistema di produzione.
Ma gli Ateniesi dovevano imparare quanto rapidamente, sorto lo scambio tra gli individui e trasformatisi i prodotti in merci, il prodotto padroneggia i produttori. Colla produzione mercantile, apparve la coltivazione del terreno fatta dagli individui per proprio conto, e con ciò bentosto la proprietà fondiaria individuale. Sorse inoltre il denaro, la merce universale, con la quale tutte le altre potevano scambiarsi; ma, inventando il denaro, gli uomini non sapevano di creare una nuova forza sociale, l'unica forza universale, dinanzi alla quale tutta la società avrebbe dovuto inchinarsi. E questa nuova forza, sorta improvvisamente all'insaputa e a malgrado de' suoi proprii creatori, fece sentire agli Ateniesi il suo dominio con tutta la brutalità della sua giovinezza.