La riva destra del fiume, da Chartùm al 12º grado, non presenta al viaggiatore quell'interesse che gli desta nell'animo la riva sinistra.

Passato il confine della dominazione egiziana, e dopo le secolari foreste vergini e impenetrabili che a sinistra la dividono dalla potente e brutale razza dei Negri Scìluk, s'ergono a destra del Bàhr-el-Àbiad le montagne dei Dénka. — Ed ora mi tornano alla mente con affettuoso e profondo sospiro i bei momenti quando io e la buon'anima del missionario Angelo Melotto, mio collega, nel 17 marzo del 1859, salimmo la cima di una delle più alte di quelle montagne, per adocchiare in un istante tutta la parte da noi con tanta fatica esplorata nella penisola del Sènnaar ove abitano alcune tribù dénka, fra le quali speravasi di fondare la Missione Italiana. — Le montagne dei Dénka, poste tra il 12º e il 13º grado di latitudine, diconsi Niemàti dalla tribù più vicina degli Abialàñġ; e sulla carta del Werne trovansi del pari fra questi due gradi e son chiamate da lui G. Njemàti; le vedo pure segnate sulla confusa carta di Brun-Rollet sotto il nome di Dj. Hemàja, e su quella del Zimmerman di Jeb.-jemàti. Dagli Arabi poi sono dette Giobàl-ed-Dénka, perchè un tempo i Dénka della penisola s'estendevano a nord fino a quelle montagne; ma, fatti scopo alle continue incursioni degli Arabi Abù-Ròf, si ritirarono poi alquante miglia geografiche verso sud. Tuttavia gli Abù-Ròf fanno a cavallo frequenti scorrerie tra i Dénka per derubare il dùrah, di cui abbondano, e, potendo, anche i loro figliuoli[3].

Questi Negri, abitanti tra il 12º e il 9º lat. N., sono chiamati Dénka dagli Arabi della penisola del Sènnaar; dagli Arabi poi situati alla sinistra del fiume Bianco sono detti Gianghè, come la tribù che divide i Scìluk dai Nuèr. Ma gl'indigeni si riconoscono col nome di Gièn; e con questo nome generale appellansi tutte le tribù che parlano la lingua dei Dénka, avendo ciascuna anche un nome proprio significativo, come meglio vedremo parlando delle tribù Dénka del Nilo superiore, le quali hanno con queste comuni i costumi.

I Scìluk però e i Nuèr non sono compresi nel novero dei Gièn, dai quali vengono considerati come antichi invasori delle loro terre. E in fatto essi fanno uso di un'altra lingua, sebbene intendano e parlino pure quella dei Dénka.

Chi amasse entrare in particolari sulla conquista che la potente e fiera tribù dei Scìluk fece, molti anni sono, del Sènnaar, rendendosi tributario il paese fino a Bèrber, non ha che a leggere il Bruce e il Brocchi[4].

Presso l'11º grado, a destra del fiume Bianco, s'alza un piccolo monte, che gli Arabi nominano Tefafàn o Bìbar, e i Dénka Kur-uìr, cioè masso del fiume. In questo punto Brun-Rollet sulla sua carta segna un influente, ch'io trovo notato anche su altre carte, a cui dà il nome di Pìper (dal monte Bìbar); ma in realtà non è che un canale, o, per usare della frase dei Dénka, un occhio del fiume (ñġàen) chiamato da essi Tarciàm, il quale esce dal fiume presso il monte Bìbar, e dopo un giro di circa quindici miglia geografiche ritorna nel fiume stesso. La sua maggiore distanza dal fiume è dalle quattro alle cinque miglia. Ciò riscontrai col mio collega defunto Angelo Melotto in una nostra esplorazione fra i Dénka Abialàñġ.

III.

Caratteristiche della razza negra — Il paese dei Scìluk — I cani — Odio contro i Turchi — Raffronti della lingua dei Dénka con quella dei Scìluk.

Il viaggiatore che parte dal Cairo e si dirige, rimontando il Nilo, verso il sud, traversa successivamente l'Egitto, la Nubia, il Sènnaar; e a misura ch'egli s'avvicina all'equatore vede cangiarsi intorno a sè il teatro delle creazioni di natura.

Arrivato però a Chartùm (15°, 37′), s'egli continua il suo cammino lunghesso il fiume Azzurro sino a Fazòql, e quindi segue il Tómat fin quasi alle sue sorgenti, si troverà finalmente in mezzo alle tribù nere dei Bèrta, e crederà così d'aver veduto concatenarsi l'Egiziano aborigene col crespo Etiope per una gradazione insensibile di colore, che non gli permetterà di segnare il punto ove finisce l'uomo bianco ed ove incomincia il nero.