Le donne, e specialmente le ragazze, fanno a gara di spalmarsi il corpo con unguenti odorosi, e tengono in molto pregio gli anelli d'oro che si pongono per ornamento alle pinne del naso.

Le donne, in generale, sono piccine, ma belle assai; esse amano oltremodo la danza, che viene regolata da battute di mano e dal suono di un tamburone.

Questi Arabi sono gelosissimi di tutto ciò che succede nell'interno delle loro famiglie, delle quali essi non parlano mai. Per la qual cosa è ignota del tutto al viaggiatore l'intima loro vita.

Il latrocinio è il loro mestiere principale; essi fanno scorrerie nelle terre vicine dei Negri, raccolti in bande, a cavallo, armati, rubando quanto possono portare o trascinare, e ammazzando, per precauzione, quanti incontrano. Ci sono ladri speciali di biade, ladri di bestie bovine, ladri di fanciulli negri, ladri di mercato. Assaltano a cavallo per le strade, particolarmente le carovane; e in ciò sono artisti insuperabili. La loro bravura consiste più nella rapidità che nell'accortezza, più nel non lasciarsi raggiungere che nel non lasciarsi vedere. Passano, afferrano e dispaiono senza dar tempo alla gente di riconoscerli. Sono furti a volo, fulminei, giochi di prestidigitazione equestre. E in ciò sono maestri persino i giovinetti di otto anni. Bisogna dire adunque che l'istruzione, che questi ricevono in argomento nelle loro famiglie, sia incessante, premurosa, e che incominci assai per tempo. — Povere creature!!

Pare che i Selèm sieno venuti dal sud-ovest del Dar-Fùr da circa sessant'anni. La maggior parte di essi s'estese lungo la riva sinistra del fiume Bianco, e gli altri errarono per qualche tempo nella penisola del Sènnaar, e s'accamparono finalmente presso il monte Gùle.

La fisionomia dei Selèm, come quella di tutti gli Arabi, è di una mobilità sorprendente; «essi manifestano i loro pensieri coi più rapidi movimenti degli occhi e della bocca, e traducono le loro parole in gesti così caratteristici, per dar aiuto, chiarezza e forza ai loro discorsi, che difficilmente se ne riscontra un simile esempio presso altre nazioni.»

Di questi loro gesti esprimenti un'azione qualunque, anche senza il concorso della parola, si potrebbe comporre un dizionario abbastanza lungo; ma io qui m'accontento di esporre un brevissimo saggio, che basti a dare un'idea generale del linguaggio mimico da essi praticato.

Dirò adunque che presso gli Arabi del Sudàn:

1. L'azione del mangiare si esprime accostando al ventre la mano diritta aperta e avvicinandola poi subito alla bocca, raccogliendo le dita della mano stessa intorno al pollice nell'atto che si compie quest'ultimo movimento.

2. L'azione del bere, chiudendo le tre dita indice, medio e anulare della mano destra, e tenendo quindi levati il mignolo e il pollice, coll'unghia del quale si toccano e si ritoccano gl'incisivi della mascella inferiore.