azzurra e grigia, torbida e serena!
Con quelle stesse mani che aveva nascoste, egli fece un gesto di disdegno potente. Sentii quanto vi fosse di virile in colui che passava tra le umili mirici per salire verso la rupe scabra. E poi parlammo d'Odisseo e della predizione di Tiresia.
Questo fu il nostro primo incontro. E l'ultimo fu nella sua casa bolognese dell'Osservanza, qualche settimana prima della mia partenza per l'ultima avventura: triste commiato di chi era per farsi fuoruscito a chi restava legato dalla catena scolastica.
Tutto il giorno m'ero lasciato condurre dalla mia malinconia nei luoghi ove ella più potesse gravarmi. M'ero indugiato su la piazza solitaria che la tomba di Rolandino fa pensosa, e quella dei Foscherari, degna d'un cantore, sotto i suoi archetti verdi, alzata sopra le sue colonne simili al coro delle Muse nel numero. Ed ero entrato nel tempio domenicano di rosso mattone: tra il sepolcro bianconero di Taddeo Pepoli e il monumento di Re Enzio avevo sentito soffiare su me l'ambascia dell'Olifante senza più suono.
Va, ma non giunge. È un brusìo d'ombre vane
ch'ode Re Enzio, quale in foglie secche
notturna fa la pioggia e il vento.
E m'ero poi smarrito nel sacro laberinto di San Stefano, nella Basilica delle sette chiese. Misteri ed imagini per ogni dove, e il colore del fumo e il colore del grumo. Sanguigno e fumoso il chiostro, e sopravi l'ombra della torre quadrata, e nell'ombra il pozzo tra le due colonne, la carrucola di legno consunta, che non stride più; e fra gli interstizii dell'ammattonato l'erba umile, e intorno intorno, ai davanzali delle finestre alte, i vasi di basilico. E poi nell'altro cortile, fra il cotto, la grande tazza di pietra, il fonte senz'acqua ove nessuno si battezza più; e il tabernacolo d'oro luccicante a traverso i vetri appannati; e nel vano della finestra, su una colonnetta, il Gallo che canta; e, da presso, il Vescovo colcato nel marmo sepolcrale, che il canto non risveglia più; e, dietro l'altare irto di candelabri ferrei, le rudi arche di granito che l'ascia mistica tagliò nel sangue pietrificato dei Martiri; e la luce che passa nell'abside per gli alabastri fulvi come quel miele amaro di cui si nutriva il Battezzatore.
Perché oggi, della Città ove per fato si spengono i nostri grandi poeti, non vedo se non quella piazza mortuaria e quel laberinto cristiano? In quella piazza vuol ripassare il mio dolore seguendo il feretro del mio fratello, e nel più profondo dei sette luoghi, nel settimo, nella Confessione sotterranea, vuole accompagnarlo e deporlo. Bologna non ha oggi per me se non quella faccia misteriosa, se non quella bocca piena di freddo alito e di sublime silenzio.
Chi potrà dire quando e dove sien nate le figure che a un tratto sorgono dalla parte spessa e opaca di noi e ci appariscono turbandoci? Gli eventi più ricchi accadono in noi assai prima che l'anima se n'accorga. E, quando noi cominciamo ad aprire gli occhi sul visibile, già eravamo da tempo aderenti all'invisibile. Oggi mi sembra che quel pellegrinaggio meditativo non fosse veramente una preparazione spirituale alla visita ch'io era per fare ma fosse già la visita, e che nessuna delle parole ch'io dissi poi valesse quelle che andando io diceva al mio compagno senza carne.