era come un ansare languido, oh primavera!
Ella tacea, guardando. Udiva io l'interna sua voce;
ma non risposi. Io tacqui. Io non risposi mai.
Vano ogni sforzo. Un freddo suggel mi chiudeva la bocca;
torbido, invincibile, contro di lei, da l'ime
viscere mi sorgeva non so quale odio; moriva
ogni pietà di lei nel saziato cuore.
Muti, così, vagammo: così, l'uno a fianco dell'altra,
simili ad ombre erranti sotto un fatal castigo.
Era la carne stanca; le pàlpebre erano gravi;