— Ah, se l'amore fosse una creatura viva e avesse gli occhi, potreste voi guardarlo senza vergognarvi?
— Non lo guardo.
— Mi amate?
— Non so.
— Vi prendete gioco di me?
— Tutto è gioco.
Il furore gonfiò il petto dell'uomo chino sul volante della sua rossa macchina precipitosa che correva l'antica strada romana con un rombo guerresco simile al rullo d'un vasto tamburo metallico.
— Siete capace di metter la vita per ultima posta?
— Capace di tutto.
Parve guizzarle tra i denti e il bianco degli occhi l'acutezza del sorriso formidabile come il baleno d'un'arme a doppio taglio. Con la destra il furibondo afferrò la leva, accelerò la corsa come nell'ardore d'una gara mortale, sentì pulsare nel suo proprio cuore la violenza del congegno esatto. Il vento gli mozzava le parole su le labbra arsicce.