Alis non tarsis — diceva l'ornitologo implume, facendo il bisticcio sul cognome di Paolo.

Posatoi rupestri del Mokattam, pregni di splendore come gli alabastri delle meschite, dove nel mattino gli avvoltoi fulvi s'indugiano al sole che dissecchi la rugiada su le lunghe remiganti disgiunte e curano i fusti teneri delle penne nascenti e a quando a quando starnazzano per esercitar le giunture e, nel sentire il soffio, di sùbito si gettano giù abbassandosi per un tratto di frombola senza batter l'ali e partono di primo volo e salgono al sommo e poi discendono col becco al vento e s'aggirano spiando tutta la contrada e si sospendono nell'aria immobili e poi risalgono e poi ridiscendono, senza mai batter l'ali! Specchi della Palude Mareotide, coperti d'ampie ninfee natanti che sorgono all'improvviso con uno strepito simile a quello dei cigni; e sono i pellicani dall'occhio scarlatto, i gravi pellicani dal sacco gutturale venato come le dàlie; e s'ode il lor grido rauco simile al raglio, e lo schiocco delle larghe palme che si posano su l'isolotto di melma, e di nuovo lo strepito più forte pel più alto volo quand'essi ripiegano il collo tra gli omeri come gli aironi e alzandosi contro il vento cangiano la gravità palustre nella più ardua grazia e non remano ma veleggiano sopra le nubi! Immense lande liquide dei Barari, folte di canne e di tamerici sul pattume salmastro, interrotte da cumuli di mattoni e di cocci che sono le ruine obliate delle città regie senza nome divenute nido innumerevole alle dinastie delle mèropi; ove su le grandi assemblee degli acquatici volteggia il grifone indagando le ripe se qualche carogna di bufalo vi approdi portato dai canali, mentre a quando a quando capovaccai e corvi trapassano in voli veementi con ombre di morte come tratti dalla fame sagace verso un campo ignoto di carneficina ai limiti del deserto! Passione del deserto, palpitazione visibile della vampa su l'aridità commossa, odore elettrico dello spazio in attesa, quando la grande aquila sola sui rossi torrioni del Khamsin valica in un attimo il campo del più pronto sguardo umano e col fato della turbinosa metropoli di sabbia e d'angoscia si dilegua per sempre!

Alis non tarsis.

I due compagni avevano vissuto, lunghi e lunghi giorni, assorti in questi spettacoli e in un sogno d'avventure celesti. Tornati in patria, s'erano messi con ardentissima pazienza all'impresa. Da principio avevano costruito apparecchi semplici, veramente dedàlei, privi di forza motrice, simili a quelli usati dai primi esperimentatori nelle prime prove, non affidati se non alla resistenza dell'aria, non equilibrati se non dalle inclinazioni istintive del corpo sospeso; e, per addestrarsi al veleggio, avevano scelto nel Lazio il ripiano di Àrdea, la rupe di tufo tagliata ad arte, l'arce italica di Turno nomata dal nome dell'uccello altovolante. Qual posatoio più atto all'esperimento periglioso? Tutto esprime la forza e la grandezza nella muraglia della prisca città fondata da una schiera d'Argivi spinti alla spiaggia dal vento di mezzodì. La valle dell'Incastro è una conca piena del medesimo silenzio ch'empie i sepolcri cavi dei Rutuli primevi; la chiostra dei monti, dagli aricini ai lanuvini, dagli albani ai veliterni, è come un ciclo di miti impietrati; nell'epica luce sembrano vaporare gli spiriti delle stirpi; i massi squadrati hanno per eterno cemento la parola di Vergilio: et nunc magnum manet Ardea nomen.

I due compagni avevano quivi sentito, meglio che in qualunque altro luogo della terra, come la morte sia un'operaia gioiosa.

Dopo prove e riprove, avevano compiuta una macchina leggera e potente la cui ombra somigliava l'ombra dell'airone. E le era rimasto il bel nome italico: Àrdea; e nel nome il proposito di volare sopra la nube.

Quella e un'altra eguale fremevano ora sotto le tettoie attigue aspettando la volontà conduttrice.

— Bisogna partire prima che il campo di slancio sia invaso dal pollame — disse Paolo Tarsis, alludendo ai molti trabìccoli strepitosi che non riescivano mai a distaccarsi dal suolo.

— Sai — disse Giulio Cambiaso ridendo — sai che perfino il re negro dei pugilatori Sam Mac Vea si propone di volare?

— E il fantino O'Neil.