«Tu vuoi? Tu vuoi?» Il desiderio eroico aveva assunto l'aspetto dell'Ombra, ed egli l'interrogava. E con una meravigliosa ansietà attendeva la risposta del suo desiderio larvato. E certo non avrebbe egli voluto andare più oltre se gli fosse riapparsa l'imagine del corpo disteso sul letto, del corpo rinchiuso tra le assi inchiodate; non avrebbe egli voluto strappar la vittoria al supino. Ma egli sentiva sopra sé la presenza raggiante, una immortalità incitatrice. «Tu vuoi?»

E il cuore gli tremò perché dentro vi cresceva il pensiero d'andare più oltre.

E, mentre egli rotava nel limite librandosi su le ali adeguate, scorse un fantasma celeste, una tenue larva lucente, una labile apparenza spettrale che si colorava di sangue, d'oro, di viola, «È il tuo segno?»

E lo spettro s'incurvò, s'ingigantì, abbracciò lo spazio tra nube e nube, incoronò il nembo, arco di trionfo brillò di sette zone.

Era l'Iride.

E il superstite, portando su la cima del suo coraggio l'immortalità del dolore, salì di là dalla vittoria.

LIBRO SECONDO.