— Il vostro vero nome.

— Per voi o per tutti?

Subitamente egli patì la bruciatura profonda, senza comprendere, senza riflettere. Or come con una qualunque parola quella voce poteva far tanto male? Come poteva con un solo accento rimescolare tante cose torbide, rappresentare l'oscurità del passato inesplorabile e l'incertezza del domani impuro?

In una carne ch'egli desiderava si converse per lui tutto il desiderio del mondo; e l'immensità della vita e del sogno fu ristretta in un grembo caldo.

Egli la guardò. Così con un colpo di stecca iroso il modellatore scancella nella creta l'effigie, la ragguaglia alla massa informe. Egli agognò ch'ella più non avesse quelle palpebre, quella bocca, quella gola, ch'ella più non fosse qual'era. E rievocò il duro carro, i lunghi tronchi protesi all'urto senza scampo.

— Ah se l'amore, che offendete e abbassate così forsennatamente, si vendicasse di voi e vi torturasse come mi torturate! Se un giorno voi non poteste più dormire né sorridere né piangere!

— L'amore, l'amore! — sospirò ella abbandonando in dietro il capo, socchiudendo i cigli, rilasciando le braccia e le mani come chi illanguidisce, con la bocca avida, quasi a bere tutto il filtro dell'estate dalla tazza riversa del cielo coronata di foglie. — Se sapeste come amo l'amore, Paolo!

Proferì queste parole inchinando il viso velato verso il compagno, con un accento ch'era simile a un sapore e a un sentore segreti, quasi che la voce per giungere alle labbra avesse attraversato la più profonda sensualità. Egli impallidì. Fu diminuito; fu rotto come un sermento che debba esser gettato nella fiamma con altri mille. Per lui il desiderio era quell'elezione irrevocabile che di quelle due braccia faceva il luogo unico della luce e del respiro. Ma il desiderio di lei era senza cerchio, senza limite, senza tempo come il male dell'essere e la malinconia della terra?

— L'amore è il dono — disse egli.

— È l'attesa — disse ella.