Ho una notizia, una cara notizia per te. Ho riveduto il nostro padre. Mi sono assopita per qualche minuto, con la testa su [pg!130] le sue ginocchia. Quanto ti somigliava! La tua voce è chiara, la sua era velata, ma la stessa. E non aveva se non un pizzico di cenere su le tempie.
Bandino.
Vuoi farmi piangere?
Mortella.
No, fratello, no. Neppure una goccia, neppure una. M'ha parlato anzi di te così: «Tu credi che sia debole? Ma non ti ricordi come si faceva forte quando voleva portarmi dal letto su la poltrona o dalla poltrona sul letto, mentre Gherardo in un canto, voltato di schiena, disinfettava la siringa per l'iniezione? Diceva: — Piano, piano, babbo. Mettimi questo braccio intorno al collo, appòggiati bene su la mia spalla. Non aver paura. Lasciati pur andare con tutto il tuo peso. Ti reggo, ti reggo benissimo. Non aver paura di serrarmi la nuca; lascia penzolare le gambe. Abbandònati. Ecco, ti sollevo, ti porto. Sei più leggero di ieri».
Bandino.
Sorella mia, perché mi strazii?
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Mortella.
Sì, chiamami così. Non voglio da te altro nome. Il mio, voglio che sia dimenticato. Fratello mio dolce! Il cuore mi trabocca se ti chiamo così. Fratello! Tu sei il mio fratello.