Tanto che sposò la vedova per serbare di lui un ricordo vivente.
Giana.
Troppo sei amara. Non gli perdoni d'averla consolata?
Mortella.
Non senti che questa parola tronca la vita? Più crudele sei che non io amara.
Giana.
Ma com'è egli?
Mortella.
Dolce.
[pg!33] Ella ha proferito questa parola con un accento singolare d'ironia, di repulsione e di mistero. Ora le due cognate sono più da presso, parlano a voce più bassa, con un misto di confidenza e di diffidenza, con qualche esitazione davanti a certe domande, a certe risposte, con qualche pausa oscura, con qualche improvviso palpito, quasi spiandosi talora di sotto alle palpebre.