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Giana.
Quando ero come te, ero una specie di creatura insensata che si sbigottiva e tremava dei suoi propri sogni credendo che dell'infezione d'un solo si potesse infermare e perire.
Mortella.
Il mio è in quello specchio che t'ho detto.
Giana.
E dov'è lo specchio?
Mortella.
In fondo al corridoio vetrato, su una parete della sala gialla, di contro all'uscio socchiuso della camera attigua dov'è un letto deserto fra uno scaffale di libri e un inginocchiatoio liscio, che stiantano quando qualcuno apre le persiane della finestra senza tende...
Ha parlato con una voce quasi interiore, eguale, fissando lo sguardo dinanzi a sé.