Costanza.
O povera, povera! Come questa parola ha potuto staccarsi dal tuo cuore umano?
Mortella.
Bisogna che il coraggio di dirla io l'abbia trovato in una profondità dove non si sente neppure battere il cuore, mamma.
Costanza.
Che voce! Non è quella che t'ho fatta. Dove si forma? Più giù del cuore, lo so: di sotto alla radice contorta della vita, a [pg!49] quella che non si può strappare senza che tutto smotti. Sa più di sangue che di pianto. Ma è pur sempre il nostro stesso sangue che più s'esaspera contro di noi e più ci travaglia.
Mortella.
Ti prego, ti supplico. Permettimi di andar via. Temo che a un tratto mi manchi la forza di soffocare quel che mi si rivolta, quel che mi urla dentro.
Costanza.
Bene, lacerami. Ti porto come una cicatrice che duole; ma lacerami, straziami un'altra volta, se dev'essere che tu mi nasca un'altra volta dal mio peggior dolore.