La madre leva le braccia come chi batte l'aria prima di stramazzare.
Il destino stesso potrebbe ingannarcisi.
La madre rompe in singhiozzi e si abbandona perdutamente sul figlio inginocchiato; mentre Mortella si volge coprendosi la faccia con ambo le mani, ma senza piangere.
Con uno sforzo Bandino si alza a sorreggere la dolorosa. Pieno di desolata tenerezza, cingendola col braccio, appressando la gota alla gota, la conduce via pianamente. Giana si avvicina alla cognata, le tocca una spalla, poi la prende ai polsi per scoprirle la faccia.
Giana.
Piangi?
Nell'ombra, le palpa con le dita la gota per sentire se le lacrime vi scorrano.
Mortella.
No, non piango. Bisogna che io serbi la mia faccia al sorriso avvenire. Perdonami, [pg!62] Giana, tutte queste cose penose e odiose. Non ti darò più noia. Sono io che opprimo tutti, che separo tutti. Non c'è posto per me qui. Ecco la sera. Senti? Un'altra acquata, ma più blanda. Ascolta. Piove su i bossoli e su i càrpini. Ora sì che si respira l'odore amaro. E sembra che la primavera si stemperi e il mondo vapori. Come sarebbe allegra la Rondine se mi vedesse arrivare d'improvviso all'Olmatello più fradicia di lei! A che pensi, Notturna?
Giana.
Penso al tuo enigma, e a quello specchio dove tu scopristi quelle due mani.