Gherardo Ismera.

«Quanto bene mi fa questo male!» è una parola mistica della sua precocità. Un giorno l'ho udita che diceva a una piccola amica chiamata Gentucca, in tono di gran segreto, mentre i due cuori battevano alla medesima altezza: «Tu insegnami il punto di Venezia e io t'insegnerò a versare certe lacrime che tu non sai».

Giana.

Oh, cara! Dianzi invece m'insegnava a non le versare.

Gherardo Ismera.

Cosa molto più difficile, e forse più inebriante. È un insegnamento di martire.

Giana.

O di maga?

Gherardo Ismera.

L'una non è nell'altra, per una comune volontà di trascendere la natura e lo spirito? Credo che il martirio è forse la vera [pg!73] vocazione di Mortella. Infatti, ecco ch'ella inventa il suo supplizio, non potendo essere trafitta dalle frecce o lacerata dai denti della ruota.