e prendean su la mensa i cedri, i fichi,
e le mandorle, i datteri, le olive.
Ne ’l bacio offrian, con belli atti impudichi,
la molle polpa su le lor gencive.

—Or mangiate e bevete, e di piacere
inebriate il vostro cuor mortale;
chè da l’ebrezza a Dio l’inno risale,
grato, come l’odor da l’incensiere

diceva Eleabani. Ed era immune
il cuor suo da l’ebrezza ed era chiara
la sua voce; e splendeano come lune
ferme le perle de la sua tiara.

VIII.

—Francesca, o amica, o trepida colomba,
perchè piegate voi su ’l sen la testa,
pallida udendo il tuon de la tempesta,
che improvviso ne l’anima rimbomba?

Perchè torcete ne ’l dolor le mani,
le care mani, i fior gracili e snelli,
che pur ieri sapevan, con sì piani
blandimenti, solcare i miei capelli?

Francesca, o amica mia, perchè piangete?
Le vostre membra treman così forte,
e così roca su le labbra smorte
vi muor la voce, ch’io non ho quiete.—

Ed ella:—Io guardo nel cuor mio; che, ardente
come una lampa, è tutto avviluppato
da una spoglia di serpe, transparente,
su cui l’orrido Inferno è figurato.

IX.

Come a notte in un tempio una fontana
mormora ascosa e dà voci di lire,
fa il sangue in noi pe ’l ritmico fluire
una musica assai dolce e lontana.