èvita di mostrarti
alticcia innanzi a noi
e di farci sentire nella tua
arroganza l'odore del tuo vizio.
Angizia.
Tibaldo, e non le dài una ceffata
tu che sei presso? Da costei mi lasci
ingiuriare? O taràntola, bada,
ch'io non ti metta il mio calcagno sopra.
Tibaldo.