Una pausa. Egli si guarda intorno sospettoso, per tema d'essere udito. Si accosta anche di più all'amico, che lo ascolta con una emozione crescente.
Te l'ho detto: mille statue, non una. La sua bellezza vive in tutti i marmi. Questo sentii, con un'ansietà fatta di rammarico e di fervore, un giorno a Carrara, mentre ella m'era accanto e guardavamo discendere dall'alpe quei grandi buoi aggiogati che trascinano giù le carra dei marmi. Un aspetto della sua perfezione era chiuso per me in ciascuno di quei massi informi. Mi pareva che si partissero da lei verso il minerale bruto mille faville animatrici come da una torcia scossa. Dovevamo scegliere un blocco. Ricordo: era una giornata serena. I marmi deposti risplendevano al sole come le nevi eterne. Udivamo di tratto in tratto il rombo delle mine che squarciavano le viscere alla montagna taciturna. Non dimenticherei quell'ora, anche se morissi un'altra volta... Ella si mise per mezzo a quell'adunazione di cubi bianchi, soffermandosi dinanzi a ciascuno. Si chinava, osservava attentamente la grana, sembrava esplorarne le vene interiori, esitava, sorrideva, passava oltre. Ai miei occhi la sua veste non la copriva. Una specie di affinità divina era tra la sua carne e il marmo che chinandosi ella sfiorava con l'alito. Un'aspirazione confusa pareva salire verso di lei da quella bianchezza inerte. Il vento, il sole, la grandiosità dei monti, le lunghe file dei buoi aggiogati, e la curva antica dei gioghi, e lo stridore dei carri, e la nuvola che saliva dal Tirreno, e il volo altissimo di un'aquila, tutte le apparenze esaltavano il mio spirito in una poesia senza confini, lo inebriavano d'un sogno che non ebbe mai l'eguale in me.... Ah, Cosimo, Cosimo, io ho osato gettare una vita su cui riluce la gloria d'un tal ricordo! Quando ella tese la mano sul marmo che aveva scelto e volgendosi mi disse: "Questo", tutta l'alpe dalle radici alle cime aspirò alla bellezza.
Un fervore straordinario riscalda la sua voce e avviva il suo gesto. Colui che lo ascolta ne è sedotto, e ne dà segno.
Ah, ora tu comprendi! Tu non mi chiederai più se io sia pago. Ora tu sai come debba essere furiosa la mia impazienza se penso che in questo momento ella è là, sola, a piè della Sfinge, che mi aspetta. Pensa: la sua statua è alzata sopra di lei, immobile, immutabile, immune d'ogni miseria; ed ella è là affannata, e la sua vita fluisce, e qualche cosa di lei perisce di continuo nel tempo. L'indugio è la morte.... Ma tu non sai, tu non sai....
Ha l'accento di chi confida un segreto.
Cosimo Dalbo.
Che cosa?
Lucio Settala.
Tu non sai che io avevo già cominciata un'altra statua....
Cosimo Dalbo.