Premetti con un dito la palpebra sinistra. Non vidi più nulla, se non il doppio apice della capellatura, di là da un'onda nerazzurra sottilmente orlata d'ambra.
Allora, non so perché, mi riapparve in mezzo dell'anima il viso di Donatella quale era là, sul banco del suo campione, quando raccontava l'avventura dei cigni ridivenuta sedicenne, fresca e misteriosa come la sua voce: una tra le più potenti grazie della terra.
E sentii, come Nontivolio su la riva degli Schiavoni, quanto la vita fosse bella.
Tuttavia, nel levarmi e nel ricondurre fino all'uscio col mio più affabile sorriso l'aspro condannatore, io ero accompagnato da una bellezza d'altra natura, per cui credo che piacqui al mio demonico.
La vita è bella, anche pel monocolo; il quale può dirsi beato in paese di ciechi. Imagino che oggi siete nella casa di Silvia, o Chiaroviso, con quella veste bianca e succinta che avevate visitando la villa Torlonia. V'intrattenete, imagino, nella «sala fresca» della fontana che alimenta lo stagno, all'ombra dei faggi. Vi si fa un concerto di oboe, di flauti e di pive, misurato da Luigi Lulli con battute di tirso? O forse la compagnia italiana condotta da Domenico Biancolelli vi recita Arlecchino e Lelio servi del medesimo padrone?
In codesto chiaro stagno le dame solevano prendere con nodi scorsoi i cervi che il suono dei corni e il clamore delle mute cacciavano verso lo scampo dell'acqua. Legavano esse il laccio a prua del palischermo e, levati i remi, si lasciavano trarre alla ventura dalla bestia perduta che tentava di riguadagnar la riva.
Non v'è in tal diporto quasi una similitudine di questi miei divagamenti? Segnis ludibria languoris.
La vita è bella; e l'arte è sempre da trovare; e nessuna materia varrà mai ciò che lo spirito inventa.