Quivi rimase al publico ludibrio due dì e una notte, finché non ebbe appestato col gran fetore quel capo di strada. Per comandamento di Giugurta e di Sciarretta Colonna calato giù dal poggiuolo, fu tratto al campo dell’Austa, al luogo del Mausoleo imperiale, e dato alla rabbia dei Giudei sozzi che l’ardessero. Gli fecero costoro un rogo di cardi secchi, e in gran numero accorsero intórnogli ad attizzare il fuoco che nudrito dall’adipe vampeggiava forte. I vènti ebbero la cenere, i secoli la memoria, gli uni e gli altri discordi.
Così scomparve il Tribuno di Roma. E l’Urbe stette su’ suoi colli sola co’ suoi fati e co’ suoi sepolcri.
APPROVAZIONI.
A dì 30 novembre 1905.
Noi appiè sottoscritti Censori, e Deputati, riveduta a forma detta Legge prescritta dalla Generate adunanza dell’Anno 1705 un’operetta del Signor Cavaliere Gabriele d’Annunzio, intitolata La Vita di Cola di Rienzo, non abbiamo in essa osservati errori di lingua.
| L’Inciscrannato | Censori dell’Accademia della Crusca |
| L’Inarcocchiato | |
| L’Incancherito | Deputati. |
| L’Incapocchito |
Attesa la sopraddetta relazione, si dà facoltà al Signor Cavaliere Gabriele d’Annunzio di potersi nominare nella pubblicazione di detta sua operetta Candidato perpetuo della Crusca e cognominare in conseguenza Lo Immaturo.
Il Sollecito Arciconsolo.
Il Signor Filippo Pieruzzi Canonico della Metropolitana Fiorentina si compiaccia di leggere con la sua solita attenzione la presente operetta intitolata Vita di Cola di Rienzo descritta da Gabriele d’Annunzio ec., e di riconoscere se in essa vi sia cosa alcuna repugnante alla Santa Fede Cattolica, ed a’ buoni costumi, e referisca.