Il dio, poggiato in su la palma il mento
imberbe, a torno gli occhi umidi gira.
— Non più — mormora — i giuochi de' miei Cento,
cui par che guidi il suono d'una lira
così nobile è il lor componimento
e armoniosa la lor flórea spira,
non più recan diletto al cuor profondo!
Qual male ignoto dentro me nascondo,
che sì forte mi crucia? — il dio sospira.
Sospira ei dietro a la sua disianza