— Il duca! Il duca! — gridavano i barbari, malcontenti, perchè volevano veder precipitare il tirannello col suo bagascione.
— Eccolo! Eccolo! È lui!
— Giù! Giù! Ti vogliamo!
— Muori, cane! Muori! Muori! Muori!
Su la porta grande, proprio in cospetto del popolo, apparve Don Luigi con le vesti in fiamme portando su le spalle il corpo inerte di Carletto Grua. Egli aveva tutto il volto bruciato, irriconoscibile; non aveva quasi più capelli, nè barba. Ma camminava a traverso l'incendio, impavido, non anche morto, poichè valeva a sostener gli spiriti quello stesso atroce dolore.
Da prima il popolo ammutolì. Poi di nuovo proruppe in urli e in gesti, aspettando con ferocia che la gran vittima venisse a spirargli dinanzi.
— Qui, qui, cane! Ti vogliamo veder morire!
Don Luigi udì, a traverso le fiamme, l'ultime ingiurie. Raccolse tutta l'anima in un atto di scherno indescrivibile. Quindi voltò le spalle; e disparve per sempre dove più ruggiva il fuoco.