— Sapete la casa di Luca Marino? — chiese la signora, presa da una voglia irresistibile di pronunziare quel nome a voce alta, liberamente.
Le femmine la guardarono, stupefatte, soffermandosi.
Una rispose con semplicità:
— Noi non siamo di Penti.
Donna Laura, malcontenta seguitò la via, provando già un poco di stanchezza nelle povere membra senili. Gli occhi, offesi dalla luce intensa, le facevano vedere alcune mobili macchie rosse nell'aria. Un leggero principio di vertigine le turbava il cervello.
Penti si avvicinava sempre più. I primi tuguri apparvero tra molte piante di girasoli. Una femmina, mostruosa per l'adipe, stava seduta sopra una soglia; ed aveva su quel gran corpo una testa infantile, gli occhi dolci, i denti schietti, il sorriso placidissimo.
— O signora, dove andate? — chiese la femmina, con un accento ingenuo di curiosità.
Donna Laura si accostò. Aveva il volto tutto infiammato e la respirazione corta. Le forze erano per mancarle.
— Mio Dio! Oh mio Dio! — gemeva ella, reggendosi le tempie con le palme. — Oh mio Dio!
— Signora, riposatevi — diceva la femmina ospitale, invitandola ad entrare.