— Volete passare il fiume?
Donna Laura fece un cenno fievole, incantata da un turbinío di circoli rossi che le si producevano nella retina.
— Luca Marino porta uomini e bestie da una riva all'altra. Ha una barca e una chiatta — seguitò l'ospite. — Se no, bisogna andare fino a Prezzi a cercare il guado. È trent'anni che fa il mestiere! È sicurissimo, signora.
Donna Laura ora ascoltava, facendo uno sforzo per raccogliere i suoi spiriti che si disperdevano. Ma pure, dinanzi a quelle novelle del figliuolo, restava smarrita; quasi non comprendeva.
— Luca non è del paese — riprese la femmina grassa, trascinata dalla nativa loquacità. — L'hanno allevato i Marino che non avevano figliuoli. E un signore, non di qui, gli ha dotata la moglie. Ora vive bene; lavora; ma ha il vizio del vino.
La femmina diceva queste cose ed altre, con semplicità grande, senza malizia per l'origine sconosciuta di Luca.
— Addio, addio — fece Donna Laura, levandosi, presa da un vigore fittizio. — Grazie, buona donna.
Porse a uno dei bimbi una moneta; ed uscì alla luce.
— Per quella viottola! — le gridò dietro, indicando, l'ospite.
Donna Laura seguì la viottola. Un gran silenzio regnava intorno, e nel silenzio le cicale cantavano a distesa. Alcuni gruppi d'olivi contorti e nodosi sorgevano dal terreno disseccato. Il fiume, a sinistra, brillava.