Sancio voleva discendere dalla poltrona. Esitava su l'orlo, non avendo la forza di spiccare il salto, implorava l'aiuto con gli occhi fievoli che già si velavano come due acini d'uva nera suffusi dalla pruina argentea della maturità. Nella sua pinguedine il dolore a poco a poco scavava ombre senili; le tinte rosee del muso, dove i peli erano lunghi e radi, pareva si corrompessero divenendo quasi giallastre; le orecchie mozze avevano di tratto in tratto un tremolìo leggerissimo; e nello stesso tempo un brivido passava a traverso il pelame bianco visibilmente.

Allora Isabella, la più eterea delle cinque fanciulle, che per crudeltà della sorte ereditava dal padre il pio naso borbonico e la fronte leprina, si accostò tutta commossa e prese l'infermo fra le mani delicate per posarlo a terra.

Sancio prima rimase fermo un istante, senza poter muovere i passi, con il dorso arcuato, e la testa in alto, oppresso dall'affanno del respiro; poi cominciò a trascinarsi, barcollando, con lo stento doloroso di un animale ferito alle due cosce. Forse aveva sete, perchè quando gli fu accostata la scodella tentò di lambire con la lingua il liquido. Ma, come la paralisi crescente già gli impediva anche quell'atto, dopo sforzi inutili ed irosi egli si volse piegando su le gambe posteriori e con una delle zampe davanti cominciò a battersi la mascella, quasi per rimuovere alfine di là quell'ostacolo che gli faceva tanto dolore.

E l'attitudine era così vivamente umana e le pupille erano così piene di supplicazione e di disperazione umana, che d'un tratto Donna Letizia scoppiò in pianto:

— Oh, povero bibì! Chi te l'avesse mai detto, povero bibì mio!..

In tutte le fanciulle la commozione raggiunse il supremo grado. Teodolinda raccolse il morituro, lo portò sul canapè, chiese le forbici. Era necessario un eroismo; bisognava infine esperimentare il rimedio, ad ogni costo.

— Isabella, Maria, le forbici! Venite!

Tutte trepide e pallide, si chinarono intorno a Sancio, che aveva di nuovo socchiuse le palpebre e alitava il fiato ardente nelle mani della soccorritrice. E questa, vinta la prima ripugnanza, cominciò a tagliare il pelo su la nuca dell'animale, pianamente, arrestandosi di tratto in tratto, mettendo via via un soffio su la parte rasa. Una specie di chierica irregolare si veniva allargando nella grassezza della collottola; e il tonsurato assumeva così un nuovo aspetto miserevolmente buffonesco.

Le tende del balcone, investite dalla brezza, s'inarcavano come due vele. I clamori della strada salivano in confuso, vivi e giulivi; una prospettiva di case plebee s'intravedeva al fondo nella doratura pallida del tramonto; e un merlo fischiava.

Allora discese dalle camere superiori Natalia, la bella nuora di Donna Letizia, con un bimbo su le braccia; ed entrò nella stanza. Ella aveva la faccia ovale, la pelle fine e rosea, solcata di vene, gli occhi chiarissimi, le narici diafane, tutta in somma la dolcezza di sangue della donna bionda, tra una nera ribellione di capelli; e aveva nella persona, nelle vesti, nell'incedere, quella negligenza semplice, quella felice placidità quasi direi bovina, quella specie di freschezza lattea delle giovani madri che nutrono con la propria mammella il figliuolo.