— Le sacce i'.

Veniva da lungi in contro ai due Don Bergamino Camplone, nero in tra la pioppaia ignuda e argentea. Subito che i due lo scorsero, sollecitarono il passo verso di lui. E il prete, veduta la lor cera giuliva, dimandò sorridendo:

— Che me dicéte de bbelle?

Comunicarono gli amici in brevi parole il lor proposito a Don Bergamino, il quale assentì con molto rallegramento. E il Ristabilito soggiunse, a bassa voce:

— Aqquà avéme da fa' li cose a la furbesca maniere. Vu sapete ca Peppe, da quande s'ha pijiate chella brutta vijecchie de Donna Pelagge, s'ha fatte avare; e lu vine je piace assa'. 'Mbè, jémele a pijà e purtémele a la taverne d'Assaù. Vu, Don Bergamine, détece a beve a tutte e paghéte sempre vu. Peppe bevarrà quante chiù putarrà, senza caccià quatrine; e se pijarà 'na bona parrucche. Accuscì nu, dapù, putéme fa' mejie l'affare nuostre.

Lodò Ciávola il consiglio del Ristabilito, e il prete s'accordò. Andarono insieme verso la casa dell'uomo, distante due tiri di fucile; e quando furono da presso, Ciávola diede la voce:

— Ohe, La Bravettaa! Vuo' venì a la taverne d'Assaù? Ce sta lu prévete aqquà che ce paghe na carráfe. Oheee!

La Bravetta non pose indugio a discendere su 'l sentiero, e tutti e quattro camminarono in fila, motteggiando, sotto il chiarore della nuova luna. Nella serenità il miagolío de' gatti presi d'amore saliva ad intervalli. E il Ristabilito fece:

— O Pe', nen siente Pelagge che t'archiame?

In su la sinistra riva splendevano i lumi della taverna d'Assaù ripercossi dall'acqua. Ora, come il corso del fiume era ivi per solito assai dolce, Assaù teneva un paliscalmo per traghettare gli avventori. Alle voci, si mosse infatti il paliscalmo e venne per l'acqua luminosa a prendere i sopraggiunti. Quando tutti i quattro salirono, tra amichevoli clamori, Ciávola con le sue lunghe gambe prese a far traballare e scricchiolare il legno per atterrire La Bravetta che in mezzo all'umidità fluviale fu assalito da un nuovo impeto di starnutazioni.