La vettura camminò quasi sospinta dall'onda popolare ed entrò in città; e, poichè il Palazzo era chiuso, si fermò dinanzi alla Delegazione. Dieci nominati a voce dal popolo salirono insieme col Prefetto, per parlamentare. La turba occupò tutta la via. Impazienze qua e là scoppiavano.

La via era angusta. Le case riscaldate dal sole irraggiavano un tepor dilettoso; e non so qual lenta mollezza emanava dal cielo oltremarino, dall'erbe fluttuanti lungo le gronde, dalle rose delle finestre, dalle mura bianche, dalla fama stessa del luogo. Ha il luogo fama d'albergare le più belle popolane pescaresi: vive e di generazione in generazione nella contrada si va perpetuando una tradizion di beltà. La immensa casa decrepita di Don Fiore Ussorio è un vivaio di bimbi floridi e di fanciulle leggiadre; ed è tutta coperta di piccole logge che sono esuberanti di garofani e che si reggono su rozze mènsole scolpite di mascheroni procaci.

A poco a poco, le impazienze della folla si placavano. I parlari oziosi propagavansi da un capo all'altro; dall'uno all'altro bivio.

Domenico di Matteo, una specie di Rodomonte villereccio, motteggiava ad alta voce sull'asinità e l'avidità dei dottori che facevano morire gli infermi per prendere dal Comune una maggior mercede. Egli narrava certe sue cure mirabili. Una volta egli aveva un gran dolore al petto ed era quasi prossimo all'agonia. Poichè il medico gli proibì di bere acqua, egli ardeva di sete. Una notte, mentre tutti dormivano, si levò piano piano, cercò a tentoni la conca, vi tuffò la testa e rimase lì a bevere come un giumento, fin che la conca non fu vuota. La mattina dopo egli era guarito. Un'altra volta egli ed un suo compare, avendo da lungo tempo la febbre terzana contro cui ogni virtù di chinino pareva inutile, deliberarono di fare una esperienza. Si trovavano su la riva del fiume, ed alla riva opposta una vigna solatia li allettava con i grappoli. Si spogliarono, si gittarono nelle fredde acque, tagliarono la corrente, toccarono l'altra riva, si saziarono d'uva; poi di nuovo attraversarono. La terzana disparve. Un'altra volta, essendo egli infermo di mal francioso ed avendo speso più di quindici ducati vanamente in opere di medici e di medicine, come vide la madre attendere al bucato, fu colto da un pensiero felice. Tracannò, l'un dopo l'altro, cinque bicchieri di lisciva; e si liberò.

Ma ai balconi, alle finestre, alle logge il bello sciame muliebre si affacciava tumultuariamente. Tutti gli uomini dalla via levavano gli occhi a quelle apparizioni e restavano con la faccia al sole per guardare; e tutti, poichè la consueta ora del pasto era già trascorsa, si sentivano la testa un poco vacua e nello stomaco un languore infinito. Brevi dialoghi dalla via alle finestre si intrecciavano. I giovini gittarono motti salaci alle belle. Le belle risposero con gesti schivi, con scuotere di capo; o si ritrassero, o forte risero. Le fresche risa di quelle bocche si sgranellavano come collane di cristallo, cadendo su gli uomini che già il desio incominciava a pungere. Dalle mura il calore s'irradiava più largo e mescevasi al calor dei corpi agglomerati. I riverberi bianchissimi abbarbagliavano. Qualche cosa di snervante e di stupefacente discendeva su quella turba digiuna.

Apparve su una loggia, d'improvviso, la Ciccarina, la bella delle belle, la rosa delle rose, l'amorosa pèsca, colei che tutti han desiato. Per un moto unanime, gli sguardi si volsero verso di lei. Ella, nel trionfo, stava semplicemente sorridendo, come una dogaressa dinanzi al suo popolo. Il sole le illuminava la piena faccia carnosa, che è simile alla polpa di un frutto succulento. I capelli, di quel color lionato di sotto a cui par trasparisca una fiamma d'oro, le invadevano la fronte, le tempie, il collo, mal frenati. Un natural fàscino venereo le emanava da tutta la persona. Ed ella stava semplicemente, tra due gabbie di merli, sorridendo, non sentendosi offesa dalle brame che lucevano in tutti quelli occhi intenti a lei.

I merli fischiarono. I madrigali rustici batterono l'ali verso la loggia. La Ciccarina si ritrasse, sorridendo. La turba rimase nella via, quasi abbacinata dai riverberi, dalla vista di quella femmina, dalle prime vertigini della fame.

Allora uno dei parlamentari, affacciatosi a una finestra della Delegazione, disse con voce squillante:

— Cittadini, si risolverà la cosa fra tre ore!

······················