E gli strilli echeggiavano nell'oliveto.
Allora fu che i Radusani fecero impeto. Fra i tronchi degli alberi, fra le canne secche, il santo di argento traballava, dava tintinni sonori agli urti dei rami, s'illuminava di lampi vivissimi ad ogni accenno di precipizio. Dieci, dodici, venti schioppettate grandinarono in un balenìo vibrante, una dopo l'altra su la massa delle case. Si udirono crepiti, poi grida; poi si udì un gran sommovimento clamoroso: alcune porte si aprirono, altre si chiusero; caddero vetri in frantumi, caddero vasi di basilico, spezzati su la via. Un fumo bianco si levava nell'aria placidamente, dietro la corsa degli assalitori, su per l'incandescenza celeste. Tutti, accecati, in una furia belluina, gridavano:
— A morte! a morte!
Un gruppo di idolatri si manteneva in torno a san Pantaleone. Vituperii atroci contro san Gonselvo irrompevano tra l'agitazione delle falci e delle ronche brandite.
— Ladro! Ladro! Pezzente! Le candele! Le candele!
Altri gruppi prendevano d'assalto le porte delle case, a colpi d'accetta. E, come le porte sgangherate e scheggiate cadevano, i Pantaleonidi saltavano nell'interno urlando, per uccidere. Femmine seminude si rifugiavano negli angoli, implorando pietà; si difendevano dai colpi, afferrando le armi e tagliandosi le dita; rotolavano distese sul pavimento, in mezzo a mucchi di coperte e di lenzuoli da cui uscivano le loro flosce carni nutrite di rape.
Giacobbe alto smilzo rossastro, fascio di aride ossa reso formidabile dalla passione, condottiero della strage, si arrestava ad ogni tratto per fare un largo gesto imperatorio sopra tutte le teste con una gran falce fienaia. Andava innanzi, impavido, senza cappello, nel nome di san Pantaleone. Più di trenta uomini lo seguivano. E tutti avevano la sensazione confusa e ottusa di camminare in mezzo a un incendio, sopra un terreno oscillante, sotto una vôlta ardente che fosse per crollare.
Ma da ogni parte cominciarono ad accorrere i difensori, i Mascalicesi forti e neri come mulatti, sanguinarii, che si battevano con lunghi coltelli a scatto, e tiravano al ventre e alla gola, accompagnando di voci gutturali il colpo. La mischia si ritraeva a poco a poco verso la chiesa; dai tetti di due o tre case già scoppiavano le fiamme; un'orda di femmine e di fanciulli fuggiva a precipizio tra gli olivi, presa dal pánico, senza più lume negli occhi.
Allora tra i maschi, senza impedimento di lagrime e di lamenti, la lotta a corpo a corpo si strinse più feroce. Sotto il cielo color di ruggine, il terreno si copriva di cadaveri. Stridevano vituperii mozzi tra i denti dei colpiti; e continuo tra i clamori persisteva il grido dei Radusani:
— Le candele! Le candele!