— È grande!
Don Giovanni Ussorio, con un impeto subitaneo, si mise a battere le mani, solo. Gli altri imposero silenzio, poichè volevano ascoltare. Don Giovanni rimase confuso.
Tutto d'amore, tutto ha favella:
La luna, il zeffiro, le stelle, il mar....
Le teste degli uditori, al ritmo della melodia petrelliana, ondeggiavano, se bene la voce di Egidio era ingrata; e gli occhi si deliziavano, se bene la luce della luna era fumosa e un po' giallognola. Ma quando, dopo un contrasto di passione e di seduzione, la contessa d'Amalfi incamminandosi verso il giardino riprese la romanza, la romanza che ancora vibrava nelle anime, il diletto degli uditori fu tanto che molti sollevavano il capo e l'abbandonavano un poco in dietro quasi per gorgheggiare insieme con la sirena perdentesi tra i fiori.
La barca è presta.... deh vieni, o bella!
Amor c'invita.... vivere è amar.
In quel punto Violetta Kutufà conquistò intero Don Giovanni Ussorio che, fuori di sè, preso da una specie di furore musicale ed erotico, acclamava senza fine:
— Brava! Brava! Brava!
Disse Don Paolo Seccia, forte: