Egli ansava, sul letto, affogato dalla pinguedine, incapace di levarsi poichè aveva tutta la inferior parte del corpo impedita dalla paralisìa. Un continuo tremor paralitico gli agitava i muscoli del collo, i gomiti, le ginocchia. Le sue mani posavano sul lenzuolo, contorte e nodose come le ràdiche dei vecchi olivi. Un sudore abondante gli stillava dalla fronte e dal cranio calvo, rigandogli la larga faccia che era d'un color roseo disfatto, sottilissimamente venato di vermiglio come la milza dei buoi.

— Diavolo! — mormorò fra i denti il Mazzagrogna, mentre chiudeva le imposte a viva forza.

— Fanno davvero?

Ora si scorgeva su la strada della Fara, alle prime case, una moltitudine d'uomini agitata e ondeggiante, come un rigurgito di flutti, che dava indizio d'un'altra maggior moltitudine non visibile, nascosta dalla linea dei tetti e dalle querci di San Pio. La legione ausiliaria delle campagne veniva dunque ad ingrossar la ribellione. A poco a poco la folla diminuiva, internandosi nelle vie del paese e scomparendo come un popolo di formiche nei labirinti d'un formicaio. Le grida, soffocate dalle mura o ripercosse, giungevano ora come un rombo continuo, indistinte. A volte mancavano; e allora si udiva il grande stormire degli elci dinanzi al palazzo che pareva più solo.

— Mio figlio dov'è? — chiese di nuovo il vecchio, con una voce che lo sbigottimento rendeva più stridula. — Chiamalo! Lo voglio vedere.

Tremava forte, sul letto, non soltanto perchè egli era paralitico, ma perchè aveva paura. Ai primi moti sediziosi del giorno innanzi, agli urli d'un centinaio di giovinastri venuti a schiamazzare sotto i balconi contro la più recente angheria del duca d'Ofena, egli era stato preso da una così pazza paura che aveva pianto come una femminetta ed aveva passata la notte invocando i santi del Paradiso. Il pensiero della morte o del pericolo dava un indicibile terrore a quel vecchio paralitico, già semispento, in cui gli ultimi guizzi della vita eran sì dolorosi. Egli non voleva morire.

— Luigi! Luigi! — si mise a gridare, nell'ambascia, chiamando il figliuolo.

Tutto il palazzo era pieno dell'acuto tintinnio de' vetri all'urto del vento. Di tratto in tratto si udiva il rimbombo d'un uscio sbattuto, o suono di passi precipitati e di voci brevi.

— Luigi!

II.