E il ricettacolo delle virtù sarà pieno di sogni e vane speranze.

Leonardo da Vinci.

L'ora che precedette il mio arrivo nell'antico giardino gentilizio dove esse mi aspettavano — quando la imagino — m'appare illuminata da un lume d'insolita poesia.

Per colui che sa di quali fecondazioni lente o subitanee, di quali inaspettate trasfigurazioni sia capace un'anima intensa comunicante con altre anime nelle vicissitudini dell'incertissima vita; per colui che, riponendo tutta la dignità dell'essere nell'esercitare o nel patire una forza morale, si avvicina al suo pari con l'ansia segreta di dominare o d'esser dominato; per ogni uomo curioso del mistero interiore, ambizioso di potere spirituale o bisognoso di schiavitù, nessuna ora ha l'incanto di quella in cui egli si muove con una vaga antiveggenza verso l'Ignoto e l'Infinito viventi, verso un oscuro mondo vivente ch'egli conquisterà o dal quale sarà assorbito.

Io era per penetrare in un giardino chiuso.

Le tre principesse nubili aspettavano quivi l'amico non veduto da lungo tempo, il quasi coetaneo a cui erano legate da qualche ricordo di puerizia e di adolescenza, l'unico erede di un nome non meno antico e non meno insigne del loro. Aspettavano così un loro eguale, un reduce dalle città magnifiche apportatore d'un soffio di quella grande vita a cui esse avevano rinunziato.

E ciascuna forse nel suo cuore segreto aspettava lo Sposo.