Sentii tremare quel vecchio corpo esausto, quando egli mi abbracciò e mi baciò in fronte con atto paterno. Tenendo ancora una mano su la mia spalla, egli mi fissò poi lungamente in volto come trasognato mentre nell'azzurro cinereo dei suoi occhi indeboliti passava un'onda di memorie, di cordogli e di rimpianti.

— Come rammenti tuo padre! — soggiunse con la voce sempre più affettuosa, comunicandomi la sua commozione. — È una somiglianza incredibile. Mi pare di rivedere Massenzio nella sua gioventù, quand'eravamo compagni nei Cavalleggieri della Guardia.... Mi pare di rivederlo vivo. Come gli somigli, figliuolo mio!

Egli mi prese per la mano e mi condusse verso la finestra, quasi volesse appartarsi con me e attrarmi nella evocazione delle cose lontane.

— Come gli somigli! — ripetè quando il mio volto gli apparve alla chiara luce. — Oh se l'anima benedetta vivesse ancora! Non doveva morire, mio Dio, non doveva morire.

Egli scoteva il capo, in atto di rammarico, verso il fantasma di quella bellissima vita troppo presto recisa. E tanta era la sincerità del suo affetto che io ne fui penetrato sin nel fondo dell'anima; e non più mi sentii estraneo in quella casa dove io ritrovavo la memoria dei miei morti conservata così puramente.

— Guarda — soggiunse il principe sfiorando con le dita i fili estremi della sua barba candida e sorridendo d'un sorriso in cui travidi un che della nobile dolcezza di Anatolia — guarda come sono invecchiato!

Egli mostrava in tutta la persona un accasciamento penoso, ma lo splendore della canizie precoce conferiva alla sua testa una maestà veneranda; e nella fronte egli portava ancor vivida la nota ereditaria della sua stirpe dominatrice. Le sue mani, quasi per miracolo, non avevano sofferto alcuna ingiuria dalla malattia e dalla vecchiezza, non mostravano alcuna deformazione senile. S'erano conservate belle e pure, come rese inalterabili da un balsamo, quelle prodighe mani con cui il signore munifico aveva dissipato la ricchezza su la via dell'esilio per mantener più a lungo negli occhi del suo Re un riflesso della regalità caduta. E quasi a memoria dei tesori profusi risplendeva su l'anulare un cammeo.

Quelle mani con i loro gesti lenti, mentre il torpido sangue si ravvivava al calore dei ricordi, parevano trarre da una zona d'ombra qualche lembo d'un mondo estinto; e tale officio le rendeva agli occhi del mio spirito più singolari. Quando il vecchio essendo seduto le posò lungo i bracciuoli, entrambe mi divennero simili a reliquie e io le considerai con un sentimento sconosciuto di rispetto quasi superstizioso. Esse fecero sì che in quell'ora io mi credessi di vivere nella mia poesia e non nella realtà degli atti, indicibilmente.

Poichè il mio sguardo restava fisso nella gemma effigiata, il principe sorrise dicendo:

— È il ritratto di Violante.