—Non è un guanto della mamma?—mi domandò Maria.—Rendimelo, rendimelo. Voglio portarlo io alla mamma….

Ho di tutto il resto un ricordo indistinto, come d'un sogno.

Calisto, il vecchio guardiano, mi parlò di tante cose; e io non capii quasi nulla. Più volte mi ripeté un augurio:

—Un maschio, un bel maschio, e Dio lo benedica! Un bel maschio!

Quando noi fummo fuori, Calisto chiuse la casa.

—E questi benedetti nidi?—egli disse scotendo la bella testa canuta.

—Non li toccare, Calisto.

Tutti i nidi erano abbandonati, vacui, esanimi. Le ultime ospiti erano partite. Un'occhiata di sole languida scendeva su la casa chiusa, su i nidi deserti. Nulla era più triste di quelle esili piume morte che qua e là, trattenute dalla creta, tremolavano.

XXX.

Il termine s'approssimava. La prima metà di ottobre era trascorsa. Il dottor Vebesti era stato avvertito. Da un giorno all'altro potevano sopraggiungere le doglie estreme.