Il prete intinse il pollice nel sacro Crisma ed unse la fronte al battezzato, recitando la formula rituale che i vagiti coprivano. Quindi gli impose la veste bianca, il simbolo dell'Innocenza.
—Accipe vestem candidam….
Diede quindi al patrino il cero benedetto.
—Accipe lampadem ardentem….
L'Innocente si quietò. I suoi occhi si fissarono su la fiammella che tremolava in cima al lungo cero dipinto. Giovanni di Scòrdio reggeva sul braccio destro il nuovo cristiano e nella mano sinistra il simbolo del fuoco divino, con un'attitudine semplice e grave, guardando il sacerdote che recitava la formula. Egli avanzava di tutto il capo gli astanti. Nessuna cosa d'in torno era candida come la sua canizie, né pure la veste dell'Innocente.
—Vade in pace, et Dominus sit tecum.
—Amen.
Mia madre prese dal braccio del vecchio l'Innocente, se lo strinse al petto, lo baciò. Mio fratello anche lo baciò. Tutti gli astanti, l'un dopo l'altro, lo baciarono.
Pietro, al mio fianco, ancora in ginocchio, piangeva. Sconvolto, fuori di me, balzai in piedi, uscii, attraversai di corsa gli anditi, entrai all'improvviso nella stanza di Giuliana.
Cristina mi domandò sotto voce, sbigottita: