Ella non si lasciava ricadere sul guanciale. Uno strano sbigottimento le alterava il volto; i suoi occhi vagavano inquieti, come dietro a qualche ombra mobile. M'avvicinai, io stesso la riadagiai supina, le toccai la fronte, le domandai con dolcezza:
—Che hai, Giuliana?
—Non so. Ho paura….
—Di che?
—Non so. Non ne ho colpa; sono malata; sono così.
Ma i suoi occhi vagavano invece di fissarmi.
—Che cerchi? Vedi qualche cosa?
—No, nulla.
Le toccai di nuovo la fronte. Aveva il calor naturale. Ma la mia imaginazione incominciava a turbarsi.
—Vedi, non ti lascio; resto con te.