Ebbi fortuna, perché una sola volta mia madre uscì e rientrò quasi subito. Nel frattempo, Giuliana rapidamente mi chiese:

—Che avevi, dianzi? Non me lo vuoi dire?

—Nulla, nulla.

—Vedi, così tu mi guasti la festa.

—No, no. Ti dirò…. ti dirò…. poi. Non ci pensare, ora; ti prego.

—Sii buono!

Mia madre rientrava con Maria e Natalia. Ma l'accento con cui Giuliana aveva proferito quelle poche parole bastò per convincermi che ella non sospettava la verità. Pensava ella forse che quella tristezza mi venisse da un'ombra del mio passato incancellabile e inespiabile? Pensava che io fossi torturato dal rammarico di averle fatto tanto male e dal timore di non meritare tutto il suo perdono?

Fu ancora una commozione viva, la mattina dopo (per compiacere il desiderio di lei aspettavo nella stanza prossima), quando mi sentii chiamare dalla sua voce squillante.

—Tullio, vieni.

Ed entrai; e la vidi in piedi, che sembrava più alta, più snella, quasi fragile. Vestita d'una specie di tunica ampia e fluida, a lunghe pieghe diritte, ella sorrideva, esitando, reggendosi a pena, tenendo le braccia discoste dai fianchi come per cercare l'equilibrio, volgendosi ora a me ora a mia madre.