Sorpresa dalla profonda alterazione della mia voce, ella si ritrasse un poco e mi guardò. Io dovevo avere la faccia più bianca e più sconvolta della sua, perchè ella mi disse rapidamente, smarritamente:

—Nulla, nulla. Tullio, non ti spaventare. Non è nulla, vedi…. Sono i miei soliti dolori…. Sai, è è una delle solite crisi…. che passano. Càlmati.

Ma io, invasato dal terribile sospetto, dubitai delle sue parole. Mi pareva che tutte le cose intorno a me rivelassero l'avvenimento tragico e che una voce interna mi accertasse: "Per te, per te ha voluto morire. Tu, tu l'hai spinta a morire." E io le presi le mani e sentii che erano fredde, e vidi scendere dalla sua fronte una goccia di sudore….

—No, no, tu m'inganni—proruppi—tu m'inganni. Per pietà, Giuliana, anima mia, parla, parla! Dimmi: che hai…. Dimmi, per pietà: che hai…. bevuto?

E i miei occhi esterrefatti cercarono in torno, su i mobili, sul tappeto, dovunque, un indizio.

Allora ella comprese. Si lasciò cadere di nuovo sul mio petto e disse, rabbrividendo e facendomi rabbrividire, disse con la bocca contro la mia spalla (mai, mai dimenticherò l'accento indefinibile), disse:

—No, no, no, Tullio; no.

Ah, che cosa nell'universo può uguagliare l'accelerazione vertiginosa della nostra vita interiore? Noi rimanemmo in quell'atto, nel mezzo della stanza, muti; e un mondo inconcepibilmente vasto di sentimenti e di pensieri si agitò dentro di me, in un sol punto, con una lucidità spaventevole. "E se fosse stato vero?" chiedeva la voce. "Se fosse stato vero?"

Un sussulto incessante scoteva Giuliana, contro il mio petto; ed ella ancora teneva celata la faccia; ed io sapeva che ella, pur soffrendo ancora nella sua povera carne, non ad altro pensava che alla possibilità del fatto da me sospettato, non ad altro pensava che al mio folle terrore.

Una domanda mi salì alle labbra: "Hai tu mai avuta la tentazione?" E poi un'altra: "Potrebbe essere che tu cedessi alla tentazione?" Nè l'una nè l'altra proferii; e pure mi parve ch'ella intendesse. Ambedue oramai eravamo dominati da quel pensiero di morte, da quell'imagine di morte; ambedue eravamo entrati in una specie di esaltazione tragica, dimenticando l'equivoco che l'aveva generata, smarrendo la conscienza della realtà. Ed ella a un tratto si mise a singhiozzare; e il suo pianto chiamò il mio pianto; e mescolammo le nostre lacrime, ahi me!, che erano così calde e che non potevano mutare il nostro destino.