Allora si parte? Tocca! a su chi escit!
Ma il violento non gli bada, ripreso dall'agitazione oscura. Un fantasma odioso si genera dentro di lui; però la voce è pacata e lenta dopo l'intervallo.
Corrado.
Rudu, imagina ch'io sia nel porto, già sul ponte del battello, voltato a proravia. Ecco che uno sconosciuto s'avanza e mi mette una mano su la spalla. Tu che fai?
Il servo si leva di su la pelle a poco a poco, ascoltando. A mezzo del suo levarsi, scatta colla rapidità dell'istinto; e fa il gesto primitivo della sua gente che con la pietra acuminata rompe il cranio del nemico abbattuto.
Rudu.
Ddi pisto sa conca.
Il môti aggrotta le ciglia, con un lieve fremito. Poi scrolla il capo; e s'avvicina alla finestra pel cui vano si scorge una grande nuvola di primavera, pregna di luce, sospesa nel vespro.
Corrado.
Senti gracchiare i corvi su la Torre delle Milizie? Si posano sempre a quest'ora. Fra poco è sera. Senti il romorìo degli insetti umani? Non avendo stasera la zeriba nel deserto, bisognerebbe che io avessi una torre nell'Urbe e che io v'accendessi il mio fuoco per ardervi la mia libertà il mio orgoglio e la mia idea. Questa è una gabbia miserabile; però non c'è bisogno di bitumi per incendiarla: basta uno zolfino.