Il fedele china il capo, e mormora tra i denti i modi del suo linguaggio.
Rudu.
Veru est. Resones tenes.
Corrado.
Forse converrà che io ti separi da me, buon compagno.
Rudu.
Che dici mai, su mere? Ite diaulu ses nande?
Il sogno parla nel violento con un accento profondo e puro.
Corrado.
Ti duole di ritornare lassù a Santu Lussurgiu, al tuo vulcano nericcio, dove ti trovai? Sei nato dentro un cratère spento, che si ridesterà. Che fiera culla, Rudu! Non ti sta nel cuore? Fra il Logudoro e l'Arborea, tra i sepolcreti giganteschi delle più antiche stirpi, tutta chiusa in una chiostra di basalto e aperta soltanto a ostro-libeccio, al soffio dell'Africa. Sembra la figura espressiva del più maschio fato. Ti ricordi quando ascoltavamo il vento d'agosto che portava gli stormi rossi allo stagno di Cabras? Io ti dissi: «Vieni con me, homine de abbastu». Tralasciammo d'esplorare la miniera esausta sul Monteferru per seguire la vocazione d'oltremare. Ora va, tornatene lassù; e in ogni primavera, quando la tua tanca s'empie d'asfodeli, accendimi un fuoco di lentisco sopra un nuraghe per memoria e non mi dimenticare nei tuoi canti.