Con un lieve tremito riconosco, sotto la tenda del Telamonio, nel volto di Tecmessa quasi direi il primissimo bagliore di quella luce che irraggerà pienamente il volto della mia eroina. La giovane Frigia è una prigioniera di guerra, una «rosa del bottino», una preda barbarica liberata dai vincoli e accolta nel letto del predatore Ellèno; ma la sua attitudine e la sua voce non sono della «schiava subdola e funesta» bensì dell'amante sottomessa e devota che ha posto nel suo dèspoto ogni sua salute e che l'esorta a vivere con una preghiera d'infinita dolcezza. «A te, vivere e vincere; a me, vivere e attendere» dirà anche Maria Vesta, ma con un accento ben più animoso, ma col fremito della più fiera libertà. O matutina apparizione dell'anima feminea nell'opera giovenile di quel poeta che per la bocca dell'invincibile Antigone rivelò primo al mondo la forza delle leggi «non scritte»!

Né la dolcezza di Tecmessa, né il rude amore dei marinai di Salamina, né il pensiero dei vecchi e del nato possono interrompere la corsa dell'eroe verso la tenebra. «O tenebra, mia luce!» ha detto l'amico del giorno, il combattente che nella mischia intorno al cadavere di Patroclo aveva lanciato la meravigliosa bestemmia contro Zeus spargitore importuno della nera caligine, Ιω σκότος, ὲμον φαος. Luce a lui farà la spada fatale di Ettore, confitta per l'elsa nella sabbia del mare, su la più deserta piaggia. La morte ch'egli invoca nel commiato sublime è quella stessa cui vuol consacrarsi l'Ulisside novello: non la femmina orrida ma il Genio maschio.

Ὤ Θανατε Θανατε, νῦν μ’ ὲπίσκεψαι μολων.

Dietro di lui è il macello ignobile, è l'ira degli iddii, è il pianto di Tecmessa, è l'esultazione ingannevole dei socii navali che chiamano Pan «ondivago» alla danza; ed egli è là, contro la larga spada infissa, avvolto da quel gran vento che amano gli sfidatori «pieno di sabbia sollevata e di schiuma in lembi.» Non sembra che anche Corrado Brando abbia udito su quel gran vento il grido selvaggio del coro in tripudio?

Ἰω ἰω Πὰν, Πὰν,

ὦ Πὰν Πὰν άλίπλαγκτε....

O amico, e non ti ricorda Thanatos un'altra consecrazione che inseverisce quel poema nautico ov'è celebrata — con modi che ti piacquero — la nascita della decima Musa Energèia?

«Bel fanciullo» dissi «a Te solo

sacrerò l'acciaio polito

ove miro l'anima mia,